Alexis Saelemaekers, l’essenza dell’equilibrio

Nel calcio moderno si parla spesso di talento, meno spesso di affidabilità. Eppure il Milan degli ultimi anni ha costruito parte della propria identità anche grazie a giocatori capaci di adattarsi, soffrire, crescere senza clamore. Alexis Saelemaekers è uno di questi. Non il più appariscente, non il più celebrato, ma probabilmente uno dei più emblematici del percorso recente rossonero.

Da sconosciuto a risorsa: Saelemaekers non ha mai smesso di essere utile

Il 31 gennaio 2020 il Milan preleva in prestito dall’Anderlecht un ragazzo di 20 anni, praticamente sconosciuto al grande pubblico, dal nome impronunciabile. Saelemaekers arriva in Serie A in punta di piedi, in un campionato nuovo, in un contesto complesso – di lì a breve sarebbe scoppiato il Covid -, con l’etichetta di possibile terzino destro di emergenza. Qualche presenza qua e là, un ambientamento graduale, poi la pandemia che sospende tutto e rimette in discussione ogni cosa, ogni gerarchia. Ed è proprio da lì che inizia la sua vera storia rossonera.

Nel post-lockdown Alexis comincia a giocare con continuità. Pioli lo trasforma in esterno alto nel 4-2-3-1, chiedendogli sacrificio, corsa, equilibrio. Il belga risponde presente, trova i primi gol con la maglia del Milan e diventa, senza proclami, un punto fermo. Non è mai il migliore in campo, ma quasi mai il peggiore. E nel calcio, soprattutto a chi si chiede pochi numeri e tanta sostanza, questo conta.

Lo scudetto e la consacrazione silenziosa

La stagione 2021-22 è il punto più alto: il Milan vince lo scudetto e Saelemaekers è uno dei simboli di quella squadra. 46 presenze stagionali, più di tutti. È il suo primo trofeo in carriera e arriva non per talento puro, ma per affidabilità, applicazione, spirito di sacrificio. Una consacrazione silenziosa che, nonostante i numeri non siano quelli di un esterno offensivo vero e proprio, fa di lui uno dei simboli di quel Milan scudettato. Una squadra con qualche talento, qualche fuoriclasse, ma tanti, tantissimi gregari pronti a tutto pur di raggiungere l’obiettivo.

L’anno dopo, con lo scudetto sul petto, il livello si alza. Il Milan, e soprattutto i tifosi, gli chiede di più. Non basta la quantità, non basta l’impegno, non basta l’abnegazione. Serve qualcosa in più, serve qualche gol, qualche assist, qualche giocata di fino. Un po’ come quella che fa a Napoli, ma è solo un lampo. In una stagione in cui tanto è mancato e qualcosa è sembrato rompersi.

Bologna, Roma e le montagne russe

In estate il Milan cambia pelle: arrivano Pulisic e Chukwueze, per Alexis non c’è più spazio. Va in prestito al Bologna, convince, cresce, contribuisce a una storica qualificazione in Champions League, ma non viene riscattato. Torna a Milano, gioca la prima di campionato, poi viene inserito nello scambio con la Roma per portare Tammy Abraham in rossonero. Nella capitale vive forse la sua miglior stagione a livello prolifico. Prima parte male, ma poi riesce ad imporsi e in campionato segna 7 gol. Mai così tanti. Il riscatto sembra una formalità, ma vuoi per un motivo, vuoi per un altro, anche questa volta non viene confermato. E allora, per la seconda volta, ritorna a casa.

Allegri e la rinascita definitiva

Questa volta, però, a casa sua trova Massimiliano Allegri. E trova soprattutto forse quello che è diventato il suo ruolo: esterno destro a tutta fascia, cucitogli su misura dopo anni di adattamenti. È il punto d’incontro tra ciò che è diventato nel tempo e ciò di cui il Milan aveva bisogno, questa volta per davvero. Il risultato è netto: 25 presenze su 25 da titolare, 2 gol e 5 assist fin qui, ma soprattutto una continuità di rendimento che lo rende uno dei punti cardine della squadra.

Saelemaekers non è una semplice opzione tattica, ma una necessità strutturale. È l’uomo che garantisce equilibrio tra le due fasi, ampiezza, copertura difensiva ma senza rinunciare a quella spinta che da sempre è stata nel suo DNA. Per Allegri è adesso imprescindibile. Una corsa costante dal 1′ al 90′, forse un carattere un po’ fumantino e qualche momento di poca lucidità, ma sempre tanto, tanto prezioso.

I numeri raccontano solo in parte questa sua importanza. Il vero valore sta nel lavoro invisibile: chilometri macinati, raddoppi difensivi, letture preventive, inserimenti senza palla e quell’innata dote di trovarsi quasi sempre nell’azione che poi porta al gol. Saelemaekers non è il giocatore che decide le partite con una giocata, ma è spesso quello che permette al Milan di giocarle come Allegri vuole, con ordine, aggressività e collettività. In una squadra che vive di equilibri, Alexis è diventato l’uomo della continuità.

La sua presenza è dunque indispensabile per il gioco rossonero, la sua assenza… non si sa. È lui l’unico giocatore del Milan che non ha saltato nemmeno una partita in stagione. Dal 17 agosto. 25 su 25 da titolare, nessun turnover, nessun riposo. Contro la Roma, proprio la Roma, il probabile stop forzato. Le sue condizioni sono da valutare e i prossimi giorni saranno decisivi per capire o meno se all’Olimpico Alexis farà la sua 26esima presenza stagionale oppure dovrà dare forfait. E sarà forse in quel momento che si capirà davvero, qual è l’importanza di Alexis Saelemaekers.

Milan: Alexis Saelemaekers (Photo Credit Giuliano Marchisciano / IPA Sport / IPA via IPA Agency)
Milan: Alexis Saelemaekers (Photo Credit Giuliano Marchisciano / IPA Sport / IPA via IPA Agency)

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