Ex Milan, Albertini: «Vi racconto la mia carriera. I miei allenatori? Ho discusso con tutti…»

Demetrio Albertini è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport. Così l’ex Milan racconta la storia della sua carriera.

«Io raccattapalle a San Siro? Fu un caso, ma fa parte di una serie di memorie che ho collezionato in tantissimi anni di Milan. Sono arrivato che avevo 11 anni e sono andato via a trentuno. Ho vissuto un’epoca gloriosa, è stato un periodo fantastico della mia vita».

«Esordio? Di quel giorno ricordo tutto e niente, un saliscendi d’emozioni. Di Sacchi mi porto l’essere maniacale. A volte, quando aveva un momento libero, mi prendeva da parte e mi parlava di tattica, schemi, movimenti, spostava pedine sulla lavagnetta: era iperattivo, spinto da una passione rara».

«Capello? Dico sempre che esordire in Serie A è un conto, restare per oltre quindici anni ad alti livelli è la vera sfida. Di Fabio ricordo i rapporti fantastici con i calciatori, aveva un’empatia unica… pur non essendo un chiacchierone».

«Ancelotti? Partiamo dal presupposto che io ho discusso con tutti gli allenatori che ho avuto, penso sia un record. Con Carlo sì, litigammo, e mi uscì una frase molto forte. Ma poi è tutto rientrato, abbiamo un rapporto ottimo e lo stimo tantissimo come tecnico».

«Ricordo più bello? Difficile sceglierne uno, ma se proprio devo dico la finale di Atene del ‘94. Fu un anno strepitoso e quella la partita perfetta. Doppietta di Massaro, gol del genio Savicevic e del mio amico Desailly. Io e Marcel formavamo una grande coppia».

«Ricordo più bello? Difficile sceglierne uno, ma se proprio devo dico la finale di Atene del ‘94. Fu un anno strepitoso e quella la partita perfetta. Doppietta di Massaro, gol del genio Savicevic e del mio amico Desailly. Io e Marcel formavamo una grande coppia».

«Il mio ritiro? C’è anche un retroscena. Laporta mi chiese di farla al Camp Nou, io chiamai Galliani e chiesi di trovare un accordo per giocarla invece a San Siro. E la facemmo lì alla fine. C’erano 8 palloni d’oro in campo, ricordo che Van Basten in campo era stupito. ‘Solo tu potevi raggruppare tutte queste leggende, ci hai fatto vivere una serata magica’. Lui venne da Rotterdam.. e voleva vincere anche lì. In panchina c’era Capello, sembrava di essere tornati indietro nel tempo. E quando fece gol Marco venne giù lo stadio. In tribuna c’erano papà che spiegavano ai figli che quella squadra aveva segnato la storia. La loro, del Milan, ma in fondo anche la nostra».

Demetrio Albertini - MilanPress, robe dell'altro diavolo
Demetrio Albertini – MilanPress, robe dell’altro diavolo

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