L’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport analizza i problemi tattici palesati dal Milan in queste prime cinque partite tra campionato ed Europa League. Quello più evidente è che l’attacco fatica a colpire e la notizia fa ancora più scalpore considerando i 74 milioni di euro spesi in estate per Gonçalo Ramos, l’arma con cui il Milan pensava di aver risolto i propri problemi in area di rigore.
Invece, a rendere ancora più evidente il paradosso, il portoghese è fermo a un solo gol, quello segnato al Venezia, mentre il miglior marcatore rossonero è un diciannovenne, Cisse, che in estate era vicino alla cessione in prestito. Un problema che Ruben Amorim ha riconosciuto apertamente dopo la partita contro il Benfica. «Siamo poco creativi», aveva ammesso il tecnico, fotografando una produzione offensiva che continua a essere insufficiente.
Milan, il problema dell’attacco: Ramos aspetta rifornimenti
Per Gonçalo Ramos non piovono cross e il centravanti portoghese finisce così per essere coinvolto poco nella manovra offensiva. Alle sue spalle, inoltre, Loftus-Cheek non sembra avere le caratteristiche da trequartista creativo richieste dal sistema di Amorim, mentre Hutchinson è stato rimandato dopo appena un tempo da titolare, il primo proprio contro il Benfica.
Il risultato è un Milan che fatica a costruire occasioni e soprattutto a trasformare il possesso palla in pericoli concreti. Un dato è particolarmente significativo: con gli uomini scelti dall’inizio, Amorim non ha mai trovato il gol nel primo tempo. Zero reti nei primi 45 minuti in tutte le cinque partite disputate.
Non solo attacco: le fragilità difensive preoccupano Amorim
La sfida contro il Benfica ha però messo in evidenza un problema ancora più preoccupante rispetto alla sterilità offensiva: la fragilità della fase difensiva. Quando gli avversari sono riusciti a partire in velocità, il Milan ha dato quasi sempre la sensazione di poter concedere qualcosa. In occasione dei due gol del Benfica, la squadra rossonera non ha di fatto opposto resistenza, lasciando agli avversari la possibilità di attaccare con troppa facilità.
Se i risultati delle prime giornate avevano in parte mascherato il problema, l’Europa lo ha invece messo a nudo. Il Milan ha subito almeno un gol in quattro delle prime cinque partite, incassandone più di uno nelle ultime due. La squadra aveva mantenuto la porta inviolata contro il Venezia, mentre a Torino era riuscita a resistere fino al recupero, prima di subire una rete ormai ininfluente ai fini della vittoria. Contro la Juventus, invece, il gol è arrivato ancora una volta nei minuti finali, in concomitanza con l’uscita dal campo di Gila. Poi le due reti subite dalla Lazio e il doppio colpo del Benfica.
Cinque partite, cinque formazioni: il Milan non ha ancora una squadra-base
L’involuzione emerge anche dalle scelte dell’allenatore. Da fine agosto a metà settembre, anziché trovare maggiore chiarezza attraverso il lavoro quotidiano, il Milan è sembrato progressivamente più confuso e disordinato. I cambi avevano contribuito a invertire la rotta sia nell’esordio stagionale in trasferta sia nella sfida casalinga successiva: Rabiot a Torino e Saelemaekers contro il Venezia avevano dato una scossa alla squadra. Lo stesso era accaduto con Moreira, decisivo per salvare il Milan contro la Lazio.
Contro il Benfica, invece, nonostante due sostituzioni già all’intervallo, la scossa non è arrivata. Ed è proprio il ricorso sempre più frequente ai cambi durante la partita a sollevare un interrogativo: sono mosse necessarie per correggere la rotta oppure il segnale di formazioni iniziali non ancora convincenti? Di certo, al momento manca una squadra-base. Cinque partite, cinque formazioni diverse. Un dato che racconta bene quanto Amorim sia ancora alla ricerca dell’assetto definitivo.
Il pressing è sparito: il Milan ha perso intensità
C’è poi un altro aspetto, meno facilmente quantificabile ma forse ancora più evidente: lo spirito della squadra. Contro il Torino, alla prima uscita stagionale, il Milan era partito immediatamente all’attacco, mostrando quell’intensità e quell’aggressività che Amorim aveva indicato come due dei punti fondamentali del nuovo progetto.
Il pressing, però, si è progressivamente allentato fino quasi a sparire. Dalla sfida contro la Juventus in poi, i rossoneri hanno assunto un atteggiamento più attendista che dominante, fatta eccezione per il secondo tempo di Roma, quando la necessità di rimontare aveva inevitabilmente cambiato l’atteggiamento della squadra. Lo stesso Amorim ha parlato di scarsa energia e di convinzioni perse dopo il primo gol del Benfica.
Milan, la mentalità è un altro problema: la carica va ritrovata a Milanello
Ma è possibile che il Milan sia apparso così scarico proprio nella prima notte europea dopo un anno di lontananza dalle coppe? Con San Siro pieno e pronto a sostenere la squadra, la carica avrebbe dovuto essere massima. La risposta, secondo questa lettura, va cercata soprattutto a Milanello, non all’esterno. Dopo le convinzioni perse sono arrivate frenesia e agitazione, nonostante uno stadio che per gran parte della serata ha sostenuto la squadra. I fischi di fine primo e secondo tempo sono stati la conseguenza di una prestazione che aveva lasciato insoddisfatto il pubblico.
A metà settembre, però, il Milan non può già mostrare una squadra con i nervi a fior di pelle. Amorim ha parlato anche di chi aspetta «solo che il Milan inciampi». Un concetto che richiama alla mente un altro allenatore portoghese, José Mourinho, che ai tempi dell’Inter aveva costruito una squadra capace di trasformare le critiche esterne in ulteriore ferocia agonistica. Per il momento, però, questa motivazione non sembra funzionare al Milan. E il compito di ritrovare energia, identità, equilibrio e convinzioni spetta prima di tutto ad Amorim e alla squadra, a partire dalla sfida contro il Lecce.



[…] prestazione contro il Benfica e un avvio di stagione caratterizzato da diversi dubbi, Ruben Amorim è chiamato a dare una risposta immediata. A meno di clamorose sorprese, sempre dietro l’angolo […]