Dici Europa League e, se sei tifoso rossonero, ti vengono in mente soprattutto incubi lontani nel tempo. Come l’Espanyol, capace di battere a Lecce per 2-0 il Milan di Arrigo Sacchi e di creare la prima crepa nel progetto del “vate di Fusignano”. San Siro era squalificato per i disordini seguiti al ko contro il Waregem, ultimo atto dell’esperienza del Barone Liedholm.
Oppure il Bordeaux di Dugarry, in tandem con un giovanissimo Zinedine Zidane, che riuscì nell’impresa di eliminare il Milan di Fabio Capello con un clamoroso 3-0 dopo il 2-0 rossonero dell’andata a Milano. Perché nella storia del Milan c’è un trofeo ancora più maledetto della Coppa Italia, dove i rossoneri vantano il record di dieci finali perse: la Coppa UEFA, oggi diventata Europa League. Una competizione rimasta indigesta al club di via Aldo Rossi, nonostante un palmarès europeo che racconta tutt’altra storia.
Milan ed Europa League, un rapporto mai sbocciato
Il Milan ha raggiunto appena due semifinali nella storia della Coppa UEFA/Europa League: quella del 1971-72, persa contro il Tottenham, e quella del 2001-02, quando fu eliminato dal Borussia Dortmund. Un dato sorprendente per una società che ha conquistato sette Champions League e due Coppe delle Coppe, prima che la UEFA mandasse in pensione quest’ultima competizione. L’Europa League, invece, è rimasta una sorta di buco nero nella storia europea rossonera.
Per fortuna, il Benfica evoca ricordi decisamente più dolci. La sfida di domani sera riporterà alla memoria le due finali vinte dal Milan contro i portoghesi: quella del 22 maggio 1963 a Londra, 2-1 con doppietta di José Altafini e gol di Eusébio, e quella del 23 maggio 1990 a Vienna, decisa dalla rete di Frank Rijkaard.
Amorim riparte dall’Europa dopo Juventus e Lazio
Ruben Amorim, dopo i due pareggi consecutivi contro Juventus e Lazio, avrebbe probabilmente preferito un avversario più morbido per iniziare la propria campagna europea. Invece il confronto con il Benfica di Marco Silva, ex allenatore del Fulham, ha inevitabilmente il profumo della Champions League.
Il club portoghese, sapientemente guidato da Manuel Rui Costa, ha investito tantissimo nell’ultima sessione di mercato: circa 100 milioni di euro per assecondare le richieste dell’allenatore. Tra gli acquisti spicca Palhinha, espressamente richiesto per garantire maggiore qualità e dominio del possesso nella metà campo avversaria.
Il Milan, dopo un anno di purgatorio senza coppe europee – l’ultima gara internazionale resta il ritorno del playoff di Champions League contro il Feyenoord del 18 febbraio 2025, segnato dall’espulsione di Theo Hernandez quando i rossoneri sembravano avere la partita in mano – si presenterà invece all’appuntamento con lo smoking.
Amorim conosce già la strada per arrivare in fondo
A differenza del Milan, Amorim ha un buon feeling con l’Europa League. Con lo Sporting Lisbona ha raggiunto i quarti di finale nella stagione 2022-23, mentre con il Manchester United è arrivato fino all’atto conclusivo.
La finale, disputata al San Mamés di Bilbao, si è però conclusa con la sconfitta per 1-0 contro il Tottenham, deciso dalla rete di Johnson e anche dalle strepitose parate di Guglielmo Vicario. Ora Amorim vuole riprovarci con il Milan, in una competizione che il club non può permettersi di sottovalutare.
Il Milan vuole tornare protagonista in Europa
Le motivazioni, del resto, non mancano. Gerry Cardinale è fortemente determinato a lasciare un segno della propria presidenza e un eventuale successo europeo rappresenterebbe un tassello importante in questa direzione. Ma c’è anche una ragione prettamente sportiva. Mai come in questa stagione il roster delle squadre italiane impegnate nelle competizioni europee invita a pensare in grande: nel ranking UEFA delle partecipanti, soltanto il Bayer Leverkusen precede Milan e Juventus.
E poi c’è una motivazione ancora più semplice: vincere l’Europa League significa arricchire il palmarès e conquistare il pass per la Supercoppa europea e per la Champions League della stagione successiva. Dopo un anno lontano dall’Europa, il Milan torna dunque sul palcoscenico continentale con ambizioni importanti. E contro il Benfica avrà subito l’occasione per iniziare a cancellare una delle poche pagine ancora storte della propria storia europea.


