Le pagelle di Milan-Juventus: il “factotum” Calabria non basta. Theo e Romagnoli dietro la lavagna, Leao accende e spegne la luce

DONNARUMMA 6 – Il suo zampino come sempre prova a metterlo, disinnescando i tentativi di Dybala e Ramsey. Purtroppo stasera si ritrova davanti un Chiesa versione SuperMan ed è costretto ad arrendersi per ben tre volte. Innocente.

DALOT 6 – Forse proprio contro l’avversario più temibile, non si limita al compitino (quasi da “terzo” di difesa) ma ci mette fuori il naso a più riprese, provando a pescare i compagni con dei traversoni interessanti. Purtroppo Ibra non c’è e c’è Leao, non proprio una boa d’area di rigore (dall’81’, CONTI s.v.).

KJAER 6 – Nonostante i 3 gol subiti, le sue responsabilità sono praticamente nulle in tutte e tre le occasioni. La sua puntualità e precisione sulle palle scodellate in mezzo sono ormai una certezza. Assenti i playmaker Bennacer e Tonali, prova in un paio di occasioni ad imbeccare Leao con delle verticalizzazioni pregevoli (dall’81’, KALULU s.v.).

ROMAGNOLI 4.5 – La catena di centro-sinistra stasera non funziona. mal supportato dal collega Hernandez, si fa infilare da Chiesa nel secondo tempo e superare banalmente da Kulusevski in occasione del 3-1 bianconero. Serataccia.

HERNANDEZ 4.5 – Era davvero Theo? Che sia una serata complicata si capisce sin dall’inizio, con un Chiesa scatenato che gli prende il tempo già nei primi minuti. Le sue colpe sono determinanti su tutti i gol, dato che le azioni delle tre reti juventine partono tutte dalla sua fascia. Anche quando prova a spingersi in avanti, risulta meno lucido e brillante del solito.

CALABRIA 7 – Quanto cuore Davide! Sacrificato in mezzo al campo per sopperire alle assenza di Bennacer, Krunic e Tonali, ci mette un po’ ad ambientarsi ma dopo il primo gol di Chiesa prende coraggio e prova anche a suggerire con impegno e qualità. Dopo una conclusione di poco alta, trova un gran gol al 41′ che fa sperare nell’impresa. Nella ripresa deve arrendersi alle fiammate juventine (dall’81’, MALDINI 6 – Si premia il coraggio e la personalità, un po’ meno la testardaggine di andare in porta anziché servire Diaz meglio piazzato a pochi minuti dal recupero. Storico il suo ingresso in campo, che segna la gara ufficiale numero 1000 disputata da “un Maldini”).

KESSIE 6.5 – Si fa vedere meno del solito, ma con un adattato come Calabria di fianco, il peso della rottura e dell’impostazione mediana dipendono quasi esclusivamente dai suoi piedi. Ad ogni modo, l’ivoriano come ormai da un anno a questa parte gioca a tutto campo e si fa trovare pronto.

CASTILLEJO 5.5 – Ancora una volta si conferma l’anello debole della trequarti rossonera. Pronti via fa una cosa pregevole e orribile al tempo stesso: ruba palla in uscita alla Juve, ma a tu per tu con Szczesny conclude centrale e debole. Durante il match fatica ad accendersi, puntando praticamente mai l’uomo e senza creare quindi la superiorità numerica (dall’87’, COLOMBO s.v.).

CALHANOGLU 6.5 – Se Casti è l’anello debole, il numero 10 è il tessitore delle trame rossonere. Oltre a cucire costantemente i due reparti, facendo ripartire la squadra, ci prova più volte da fuori mettendo in crisi il portiere polacco della Juventus. Faro indiscusso.

HAUGE 6 – Disputa una gara tutto sommato onesta, favorendo anche le conclusioni di Leao, ma non riesce – come fatto vedere nelle occasioni precedenti – a sgusciare tra le maglie bianconere e a concludere a rete (dal 67′, DIAZ 6 – Come spesso accade, la sua prestazione è un mix di buoni spunti e palloni persi. La sensazione è quella che possa sempre inventare qualcosa, ma – nonostante i dribbling, i tocchi vellutati – la “ciccia” prodotta è poca roba. Da premiare ad ogni modo la vivacità messa messa a disposizione ad un Milan ormai stanco e in fase calante).

LEAO 6 – Qual è il vero Leao? Nonostante compia una giocata incredibile in occasione del gol di Calabria – e sia il rossonero più pericoloso per tutto il primo tempo – fa imbestialire per la capacità di sparire improvvisamente dalla partita. Le potenzialità per diventare un campione ci sono, ma le fiammate (seppur ultimamente più frequenti) non bastano. Continuità cercasi.

PIOLI 6.5 – Arrangia una formazione a dir poco “d’emergenza” e nel primo tempo si vede la mano del mister, che – come accaduto altre volte – dimostra come anche cambiando i fattori o addirittura adattandoli, il risultato è sempre lo stesso: una squadra ordinata, aggressiva, compatta e coraggiosa. Nella ripresa, quando il ritmo inevitabilmente cala, va un po’ in confusione con i cambi (anche se la panchina gli offre sicuramente tutt’altro rispetto a quella di Pirlo) e non osa la carta Colombo per provare a riprenderla.

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