Un dato più di tutti racconta la stagione di Rafael Leão: i dribbling. Per anni sono stati il simbolo della sua superiorità atletica e tecnica, l’esterno portoghese in progressione non si fermava, occorreva sempre almeno un raddoppio, che spesso non bastava nemmeno. Oggi, invece, raccontano un giocatore frenato, meno esplosivo e soprattutto meno centrale nel proprio habitat naturale.
In questa stagione Leão ha completato appena 24 dribbling su 56 tentati, con una percentuale ben al di sotto del 50%. Numeri lontanissimi da quelli dello Scudetto, quando aveva provato addirittura 184 dribbling completandone 98: quasi il doppio dei tentativi attuali e con una continuità devastante. Persino nell’anno precedente i numeri erano nettamente superiori: 70 tentati, 40 riusciti. Ancora più impressionante il dato della stagione d’esordio, chiusa con una percentuale di successo vicina al 62%.
Un ruolo diverso e un contesto meno favorevole
Rafael Leão oggi non arriva nelle condizioni ideali per puntare l’uomo. Il nuovo ruolo più centrale pensato da Massimiliano Allegri lo ha allontanato dalla fascia, togliendogli spazio e metri da attaccare in velocità, cioè l’ambiente dove ha sempre reso meglio.
A pesare sono anche una pubalgia che ne limita brillantezza e continuità atletica e il contesto della Serie A, campionato tattico e ricco di raddoppi difensivi. In una squadra meno offensiva rispetto al passato, Leão si è così ritrovato più isolato e meno nelle condizioni di esaltare il suo uno contro uno.
Il confronto con Kvaratskhelia
Il paragone con Khvicha Kvaratskhelia torna inevitabilmente. Nel 2023 i due venivano accostati per impatto e capacità di saltare l’uomo, ma da lì i percorsi hanno preso direzioni opposte. Dopo l’esperienza al Napoli, Kvaratskhelia è cresciuto ulteriormente al Paris Saint-Germain, diventando più completo e continuo dentro un sistema offensivo e dinamico come quello di Luis Enrique.
Rafael Leão, invece, ha vissuto quasi il percorso opposto: meno libertà, meno spazio e meno continuità fisica in un contesto tatticamente più conservativo. La sua discontinuità resta un limite reale, ma il sistema e le condizioni attorno a lui hanno inevitabilmente inciso sul calo del suo uno contro uno.
Ma il Milan può perdere un suo uomo simbolo?
Il punto, però, è un altro: in questo momento il Milan può davvero permettersi di perdere un suo uomo simbolo? Perché se Rafael Leão smette di saltare l’uomo, il Milan perde molto più di un semplice dribbling. Perde imprevedibilità, superiorità numerica e soprattutto quella capacità di creare pericolo dal nulla anche nelle partite più bloccate. E in un momento in cui le alternative non sono immediate, staccarsi da Leão non è sicuro che possa essere la soluzione migliore.



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