Una bella storia vissuta sugli spalti, nelle trasferte e nei ricordi di una vita, che a un certo punto si trasforma in qualcosa di molto più grande. È da qui che prende forma la storia raccontata da Giuseppe Cassinari nel suo libro “Una grande visione di un cuore rossonero“.
Al centro della vicenda c’è soprattutto un’idea destinata a cambiare tutto: l’acquisto di un terreno a San Donato Milanese, da cui nasce l’ambizione di realizzare una grande arena sportiva, pensata per diventare uno dei progetti più importanti nel panorama europeo.
È il punto d’incontro tra tifo e impresa, tra passione e visione. Un percorso che porta l’autore ad avvicinarsi sempre di più alla squadra che ha sostenuto per tutta la vita, fino a diventarne socio e a immaginare, proprio da quella intuizione iniziale, le basi di quella che un giorno potrebbe essere la nuova casa del Milan.
C’è stato un momento preciso, magari allo stadio, in cui ha capito che l’amore per il Milan poteva trasformarsi in qualcosa di più grande?
«Quando ero giovane ho seguito sempre il Milan dappertutto. Sono un tifoso normale che da bambino ha seguito la propria squadra del cuore: anche in Serie B, anche nelle trasferte più lunghe. Poi, qualche anno fa, ho avuto un’idea, una visione: portare avanti un grande progetto per costruire un’arena a San Donato Milanese, che mi sembrava l’area migliore per farlo. A un certo punto questa operazione ha interessato il Milan, che è arrivato ad acquistare il 90% della società creata per costruire il nuovo stadio. Poi sono cambiate un po’ le prospettive, ma il Milan può comunque fare cose importanti e io sono diventato socio del club, la mia squadra del cuore. Senza avere grandi possibilità economiche, entrare a far parte del mondo Milan è stato comunque un sogno bellissimo».
La passione può ancora guidare le grandi decisioni nel calcio professionistico? E cosa troverà un tifoso entrando nella futura arena?
«Sicuramente il calcio sta cambiando. Il sistema americano, per esempio, è un modello dove c’è molta più partecipazione da parte del tifoso, anche indipendentemente dall’evento sportivo in sé. Conta molto tutto quello che succede prima e dopo la partita: arrivare allo stadio qualche ora prima, vivere l’esperienza. Per questo gli stadi devono diventare più accoglienti e utilizzabili per molte più ore durante la giornata. Gli stadi del futuro saranno sicuramente molto diversi da quelli attuali».
Nel libro emergono anche momenti di scontro con logiche come clientelismo e nepotismo. Quanto è difficile oggi difendere il merito in Italia quando si sviluppano progetti di questa portata?
«Difficilissimo, quasi impossibile. Quando si portano avanti grandi progetti ci si scontra con una burocrazia pazzesca. È un sistema spesso completamente sbagliato, anche a livello politico, dove vengono fatte promesse che poi non vengono mantenute. Serve una grande determinazione e la capacità di muoversi in un contesto che, francamente, dovrebbe cambiare».
Scrivere questo libro è stato più difficile come imprenditore o come tifoso?
«Direi come persona, più che come tifoso. Scrivere un libro è qualcosa di incredibilmente difficile, soprattutto quando racconti emozioni vere. Io l’ho scritto di notte, con il telefonino, perché sentivo il bisogno di raccontare quello che mi era successo. Però mentre scrivi scavi dentro di te, nella tua vita, quindi rivivi tantissime emozioni. A volte ti ritrovi anche a piangere di notte. È una cosa pazzesca, perché è come fare una continua autoanalisi. Quando scrivi un libro, soprattutto se parli anche di te stesso, ci metti dentro tutto: esperienze personali e professionali».
Dopo aver raccontato questa storia, quale lezione spera rimanga ai lettori, anche a chi non è tifoso del Milan?
«Che se credi davvero in una grande idea, in una visione, devi andare fino in fondo. Vale per i ragazzini che giocano a pallone, ma anche per chiunque nella vita. Se credi in qualcosa non devi fermarti davanti alle difficoltà legali, burocratiche o di qualsiasi altro tipo. Anche se non hai soldi in tasca devi portare avanti quella visione, perché se pensi che sia la cosa giusta da fare devi arrivare fino alla fine. Poi i risultati arrivano. Servono determinazione, capacità e la volontà di non mollare mai».

