Santiago Gimenez sembra essere entrato in un tunnel da cui non riesce più a uscire: più si impegna, più sembra affondare. Ogni partita peggiora la precedente, e la sensazione è che forse un turno di riposo gli farebbe bene. A volte fermarsi, osservare gli altri e subentrare solo nel finale – quando la partita diventa caotica e si gioca d’istinto – può essere più utile di un’altra dose di fiducia forzata.
Gimenez è chiaramente in difficoltà. Dopo nove giornate di campionato, otto da titolare, non ha ancora trovato il gol. Ha segnato solo al Lecce in Coppa Italia e con la sua nazionale contro la Corea del Sud. Per il Milan è una rarità: negli ultimi anni tutti i centravanti titolari avevano già sbloccato il conto reti entro fine ottobre. Da Ibrahimovic a Giroud, passando per Bacca, Piatek, Balotelli, Morata, Luiz Adriano, Pazzini, Kalinic, Torres e persino Kluivert nel 1997 – tutti avevano trovato almeno una rete.
Allegri, dopo l’ultima gara, ha voluto difenderlo: «Santiago è importante per il Milan. Lavora molto per la squadra e ci aiuta in fase difensiva. Sono contento del suo atteggiamento: deve solo continuare così, i gol arriveranno». Una fiducia sincera, anche se il rendimento recente non conforta. Nelle prime partite Gimenez correva, pressava, e sfiorava spesso il gol – come contro la Fiorentina, fermato solo da una grande parata di De Gea. Ma con Pisa e Atalanta è sparito: mai un tiro nello specchio, mai un’azione pericolosa. A Bergamo, poi, è apparso fragile anche mentalmente.
Certo, il gioco del Milan non lo aiuta: pochi cross, pochi palloni in profondità e quasi mai una pressione offensiva continua. Ma c’è qualcosa che va rivisto. Domenica contro la Roma, salvo sorprese, partiranno titolari altri giocatori.
Il discorso, però, è più ampio e riguarda l’intero attacco. Le ultime quattro squadre campioni d’Italia (dal 2022 al 2025) avevano una produzione offensiva decisamente superiore: tra 2,08 expected goals a partita (l’Inter di Inzaghi) e 1,42 (il Napoli di Conte). Il Milan attuale è sotto entrambe, fermo a 1,40. E non recupera con la quantità di tiri nello specchio: appena 4,44 a gara, mentre le squadre scudettate degli anni scorsi superavano quota 5.
In poche parole il Milan crea troppo poco. Allegri privilegia la solidità, e in fase offensiva si affida spesso alle invenzioni individuali più che a un gioco collettivo strutturato. L’Inter, al contrario, domina le partite con una media di 1,91 XG e 5,38 tiri in porta per incontro. Ora resta da capire come Allegri proverà a invertire la tendenza. Loftus-Cheek, entrato bene a Bergamo, è una possibile soluzione per partire dall’inizio. Magari insieme a Leao, con Nkunku pronto a subentrare. Difficile, comunque, fare peggio del primo tempo contro l’Atalanta.



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