L’annuncio de La Verità è forte. La testata giornalistica annuncia come San Siro, nella sorpresa generale, non sia vendibile per via di una delibera del 2000 che lo rende bene indisponibile. E questo accade nonostante il Comune abbia già iniziato la documentazione della cessione dello stadio a Inter e Milan.
Il Sindaco Sala è sempre più solo nell’affare. Contro l’opinione pubblica, la quale ha distorto il naso sul modus operandi di Palazzo Marino, e contro la Giunta comunale di 25 anni fa. Il 16 giugno 2000 una delibera ha definito San Siro bene pubblico, facente parte del patrimonio indisponibile del Comune, destinato “alla partecipazione della cittadinanza alle manifestazioni calcistiche più prestigiose”. A tirare fuori la carta è stato Luigi Corbani, ex vicesindaco migliorista. Quel documento, oggi ancora vigente, stabilisce che lo stadio può essere concesso in uso ma non venduto, se non cessano le funzioni sportive o se non è garantita la sua funzione pubblica.
Il Comune nel frattempo ha già avviato le trattative e ha messo nero su bianco valutazioni di vendita e una demolizione da 52 milioni di euro. Per far passare la delibera servono 25 voti in Consiglio comunale: la maggioranza ne ha formalmente 31, ma almeno sette consiglieri hanno già preso le distanze: Carlo Monguzzi, Francesca Cucchiara e Tommaso Gorini dei Verdi, Rosario Pantaleo e Alessandro Giungi del Partito democratico, Enrico Fedrighini del Gruppo Misto e Marco Fumagalli della lista Sala, critico ma ancora indeciso.


