Da mesi il Milan viene bersagliato di critiche a tutti i livelli. Quando ci si limita a parlare di campo, viene semplice discusare in primis dei problemi che coinvolgono la fase difensiva. Troppi errori, troppo sviste, la rendono ampiamente insufficiente.
In questa annata non c’è mai stato un 11 titolare delineato in alcun modo. Solo pochissimi son stati davvero sempre presenti e parliamo di Maignan (3.921’), Theo (3.474’), Fofana (3.381’) e Reijnders (3.784’), gli unici a superare i 3.000 minuti di presenze in tutte le competizioni in rosa.
Singolare è la distribuzione dei minuti dei quattro centrali difensivi, con Gabbia (2.032’), Tomori (1.982’), Pavlovic (1.980’), e Thiaw (2.335’), risulta evidente come questa zona di campo non abbia avuto padroni per tutta la stagione.
Sono freschi i ricordi del Maradona e di sabato contro la Viola, dove in almeno due dei quattro col subiti, i centrali hanno fatto moventi opposti tra loro: un centrale che rincula, l’altro che esce. Senza far torti a nessuno parliamo di due gare nelle quali hanno giocato tutti e quattro i difensori in questione.
Con Fonseca un minimo di gerarchia forse per un periodo c’è stata, con Gabbia e Thiaw spesso confermati dal primo minuto. Con Conceicao invece chiarezza quasi nulla lì dietro. Tuttavia in entrambe le gestioni era ed è chiaro che manchi una guida in campo, il famoso difensore capace di guidare la linea.
L’estate sarà pertanto destinata anche alla ricerca di almeno un centrale difensivo di grande livello. Anzi, magari due qualora il nuovo allenatore propenda per una difesa a 3. L’identikit lo delineerà il nuovo mister col nuovo DS, ma numeri alla mano riteniamo inevitabile che serva metter mano e anche in modo importante. La sensazione è che sia in effetti la porzione di campo con più lacune tecniche, atletiche e di leadership.


