Walker si presenta: “Seguivo il Milan da ragazzino. Mi sono ispirato a calciatori del calibro di Kaka, Ronaldinho, Beckham e Maldini”

Kyle Walker, nuovo acquisto del Milan, è stato intervistato per conto dei canali ufficiali del club rossonero. Ecco di seguito tutte le sue dichiarazioni di presentazione.

Cosa si prova ad essere un giocatore del Milan: “È grandioso, da ragazzino ho sempre seguito i rossoneri e ora vestire questi colori mi rende orgoglioso e mi auguro che quella che arriva sia una seconda metà di stagione positiva“.

Sulla sua Academy: “Da dove provengo, Sheffield, ci sono poche opportunità e tanti ragazzi sono per strada e non hanno la possibilità di diventare calciatori. Io ero uno di loro e sono stato molto fortunato a diventare un calciatore e ho voluto dare indietro qualcosa alla città che mi ha cresciuto. Credo che se dovessi riuscire ad aiutare anche solo una persona a realizzare i propri sogni, avrò raggiunto il mio obbiettivo“.

La sua routine pre partita: “È iniziato quando ero un ragazzino, seguivo tanto Triple H: era il mio wrestler preferito. Lo faceva sempre prima di un match. Per me era come salire sul ring quando giocavo a calcio, e ho deciso di imitarlo facendolo diventare il mio rituale portafortuna da allora“.

La cura del fisico: “Ho sentito che nel calcio moderno, guardando gli esterni che ho affrontato, non basta più solo ciò che ti ha dato la genetica. Sento che se posso aggiungere altro con il lavoro in palestra, che i rende più forte e performante, è giusto che lo faccia. È ovvio che sono stato molto fortunato, grazie a mia mamma e mio papà, per le caratteristiche che mi hanno dato, ma si può sempre dare di più, e sento che sono ancora affamato di vittorie e di giocare a calcio. Voglio giocare il più a lungo possibile“.

Con chi ha parlato nel mondo Milan: “Ho parlato con Tammy, gli ho chiesto come era la città, come è giocare per i Milan. Da fuori hai la percezione che sia una grande Club, poi ci hanno giocato Kaka, Ronaldinho, Beckham, Maldini, tutti calciatori a cui mi sono ispirato. Adesso sono parte di tutto questo. Abraham mi ha detto che sarei dovuto venire, scoprire la città, e questo ha contribuito alla mia decisione“.

Sui suoi obbiettivi: “Penso di essere andato parecchio oltre le mie aspettative. Da piccolo giocare per lo Sheffield United era il mio sogno. Ci sono riuscito a 18 anni. Poi ovviamente ho avuto degli anni grandiosi al Tottenham, però senza effettivamente vincere ciò che avremmo dovuto. Per poi andare al Manchester City e vincere 17 trofei negli ultimi 7 anni, è stato qualcosa di incredibile. Il traguardo più importante è stato ovviamente la Champions League, che siamo finalmente riusciti a vincere. Gli ultimi 7 anni sono stati qualcosa di incredibile, come tutta la mia carriera, il solo poter giocare a calcio e poter fare il lavoro che amo è stato un sogno che si è realizzato“.

Il 28 maggio è la data del suo compleanno, ma anche la data dove, nel 2003, il Milan ha vinto la sesta Champions League: “Per me è un giorno molto importante, ma è anche un giorno importante per questo grande Club. Speriamo ci siano altre finali di Champions League in arrivo e che si riesca a scrivere ulteriormente la storia“.

Cosa si aspetta dai tifosi: “Ho guardato i video su YouTube e TikTok, sono incredibili. Hanno una grandissima passione. Si vive per il calcio qui. Ed è stato uno dei motivi principali per cui sono venuto qui, ho ancora voglia di sentire la passione per il calcio. Per loro il cantare allo stadio, intonare cori e supportarci in casa e in trasferta significa davvero tutto. Devono continuare per aiutarci a chiudere la stagione al meglio“.

Sulla scelta del numero 32: “Prima di tutto perché è stato il numero di David Beckham. Ho visto che il numero era disponibile, essendo inglese, ed essendo che lui è un’icona pe cil nostro paese. Spero che non gli dispiaccia. Volevo indossare il 32, che richiama anche la maglia numero 2 che ho indossato per tutta la carriera“.

Sul suo ritorno a San Siro dopo averci giocato da portiere: “È stata un’esperienza diversa, la scelta era tra me e John Stones. Noi due abbiamo sempre preso in giro i portieri quando non paravano. Perciò il Mister ci ha messo alla prova, e a scelto me per andare. Lo rifarei mai? Probabilmente no. È stato molto difficile, ma è stata anche una scelta chiave per raggiungere l’obbiettivo in Champions League, e sono riuscito a cavarmela su quella punizione e adesso a dire il vero non mi ricordo nulla. Se mi piace mettere pressione ai portieri in allenamento? Si. Da difensore con il portiere hai bisogno di avere una bella relazione, devi averle in tutti i ruoli, ma noi siamo l’ultima linea di difesa. Si tratta di motivarli. Voglio motivare i compagni di squadra, spingere loro e me stesso a diventare  giocatori migliori. Quindi piccoli scherzi amichevoli vanno sempre bene e assicurano che ognuno ogni giorno dia il 110% in allenamento e che ciò poi si possa vedere in partita“.

Se dovesse scegliere una persona della sua vita da ringraziare: “Direi mio nonno, che è venuto a mancare. Se potesse vedere ciò che ho raggiunto. Lui è stato il primo a portarmi alle partite dello Sheffield e a farmi vivere il calcio. È grazie a lui se ho avuto la possibilità di guardare la mia squadra quando ero ragazzo“.

La sua transizione da attaccante a terzino: “È stato un allenatore dello Sheffield United, Sam Safe. Non giocavo da attaccante centrale, ci ho messo un pò a crescere. Ero piccolo ma veloce, perciò gli avversari mi spingevano via dal pallone. I difensori erano molto più grandi. Così il nostro terzino destro si infortunò e il mister mi chiese se volessi giocare li. Ero veloce e sapevo difendere bene perché ho giocato molto calcio di strada, tanti 1 contro 1. Così ho giocato, è andata bene e due mesi dopo ero in Prima Squadra, quindi è stata una sorta di coincidenza, ovviamente qualcuno si era infortunato, e io ho dovuto giocare li, ma sembrava facesse per me. Mi sono divertito e mi è piaciuta la sfida, mi ha messo alla prova“.

Il suo idolo nel calcio: “Ho guardato molta Premier League. Però, Dani Alves è senz’altro qualcuno a cui mi sono ispirato, così come Philipp Lahm, l’ho già detto in un’altra intervista, se si potesse unire i due giocatori in uno si avrebbe il terzino destro totale. Pensando ad ora, devo adattare le mie caratteristiche e qualità per essere la versione migliore di me stesso. Ho fatto molto nella mia carriera e devo continuare così, voglio che un giorno delle persone si ispirino a me e dicano “Voglio essere come lui!”“.
Quali sono i suoi tattoo più importanti: “Direi quelli sulla gamba sinistra, perché è un viaggio nel mio calcio. Tra le squadre per cui ho giocato, c’è il logo del Tottenham, dello Sheffield United, Manchester City e ora dovrò fare anche quello del Milan. Penso che mostri il viaggio della mia carriera e ciò che o raggiunto nel lavoro che amo“.
Poi conclude così: “Sono molto felice di indossare questa maglia e di giocare in questo stadio fantastico e speriamo di chiudere bene la stagione. Ovviamente la Champions sta andando molto bene, in campionato penso che tutti sappiamo che può andare meglio di così. Voglio condividere la mia esperienza con i più giovani per giocare con passione. Penso questo sia ciò che dobbiamo dimostrare ed è quello che meritano i tifosi. Forza Milan!“.
Milan: Kyle Walker - MilanPress, robe dell'altro diavolo
Milan: Kyle Walker – MilanPress, robe dell’altro diavolo

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