In un mondo così ampio e con così tanti ruoli come quello del calcio ci sono alcune poche e semplici regole, o meglio chiamate gerarchie, da rispettare per far sì che si possa instaurare un determinato equilibrio in campo e fuori. Nel Milan da un po’ di anni a questa parte non pare essere così. Almeno per i principi fondamentali e per quei valori che prima sembravano inossidabili e considerabili come la vera forza del club, mentre oggi sono importanti mancanze che fanno sì che un vero e proprio salto di qualità venga difficile sia nel dirsi che nel farsi.
E queste lacune si vedono in campo. Seppur la rosa, la formazione in sé, sia una delle più forti e magari anche complete degli ultimi anni, ci sono alcuni aspetti che il Milan proprio non riesce a correggere e che si ripropongono partita dopo partita ad evidenziare le nette difficoltà alle quali si va incontro. Errori di distrazione che si pagano a caro prezzo. Episodi che compromettono il risultato di una o più partite. Amnesie irreparabili, se non con un po’ di attenzione e consapevolezza in più. Al Milan si ha la netta impressione che se cala uno (oggi Theo, domani Tomori, dopodomani Leao), non può essere risollevato dall’altro. Ed è un problema grave.
Nessuno può essere al top 50 partite su 50 – sì, troppe, ma purtroppo il calcio oggi è diventato questo – e allora bisogna affidarsi ad una spalla, ad un compagno, ad un leader. La leadership però nello spogliatoio rossonero è un po’ affidata al caso. Anche qui oggi uno, domani l’altro, dopodomani l’altro ancora.
Capitano, mio (non) capitano
L’ultima trovata, che divide tifosi, opinionisti e addetti ai lavori, ad oggi è quella del capitano rotante. Che no, non è un personaggio dei cartoni animati bensì una chiara – forse non così tanto – rotazione della fascia che passa di partita in partita o di settimana in settimana da un braccio all’altro. Discorsi di responsabilità per responsabilizzare, appunto, più giocatori contemporaneamente. Fonseca l’ha giustificata così. Ma c’è davvero bisogno di indossare una fascia per sentirsi responsabile e mettere la testa a posto? Non basta la maglia rossonera? Un tempo sì.
Adesso non sembra proprio così. Adesso sembra che per prendersi ognuno le proprie responsabilità serva un gesto forte, un qualcosa che pesi, una fascia da capitano appunto. E non sempre basta. Vedi Theo Hernandez. E proprio per questo affidarsi ad una e unica figura potrebbe aiutare di più. Riconoscere il capitano tra tanti, rispettarlo, prendere carisma e leadership da lui ma anche da altri. I cosiddetti capitani senza fascia. La rappresentanza però deve essere seria e precisa. Cambiare sempre non fa bene ai ragazzi, non fa bene alla squadra, non fa bene ai tifosi.
Non sappiamo quanto possa durare questa novità. Non sappiamo chi sarà il prossimo capitano del Milan né chi indosserà la fascia a fasi alterne. Quello che sappiamo è che urge fare chiarezza su un po’ di aspetti e quello della fascia è un altro che si aggiunge alla lista. Dove si vuole arrivare?


