La grande festa del Milan nella scorsa estate, per uno scudetto inseguito e conquistato lottando fino all’ultima giornata, ha inevitabilmente rimandato giudizi su alcuni singoli e distolto in parte l’attenzione sulle lacune della rosa.
Aver perso con continuità giocatori a zero, quasi tutti titolari, ha parzialmente compromesso il lavoro che la società ha cercato di portar avanti in questo ciclo che potremmo definire temporalmente triennale, targato Maldini-Massara-Pioli.
Questa finestra di mercato in arrivo a chiusura della stagione, dovrà essere quella della concretezza, della schiettezza e in un certo senso della verità. Senza esser offuscati da sbornie, da caroselli o riconoscenze tecniche o emotive.
È tempo di definire il progetto. In questi giorni abbiamo analizzato come questa squadra sia stata capace di bruciare le tappe e raggiungere risultati oltre le aspettative. Alcuni sono andati oltre i rispettivi limiti, altri semplicemente hanno dimostrato di non poterli superare.
La sensazione è che per il bene del Milan le considerazione da fare siano profonde. Decidere su chi puntare e i rinnovi in questo senso hanno tracciato una via. Che innesti cercare, perché l’impianto che ha dato di più al Diavolo è un impianto che ora è orfano di alcuni elementi. Si sta parlando ad esempio di Kamada e Loftus-Cheek, e osservando le caratteristiche sembrano i sostituti, seppur in ritardo, di Calhanoglu e Kessie. E ultimo ma non meno importante, con quale allenatore. Perché partire con un tecnico senza esserne convinti sarebbe un errore in partenza. There is so much to do.


