Non è sicuramente l’inizio di stagione che ci si aspettava quando l’8 luglio, più di un mese fa, Ibrahimovic e tutto il Milan presentavano Paulo Fonseca a giornalisti e tifosi. Le promesse erano quelle di un calcio dominante, di pressing, ma anche equilibrio. Un calcio che, stando alle parole del portoghese, avrebbe dovuto far sentire i milanisti orgogliosi del proprio club. Ecco, sull’attaccamento dei tifosi non ci sono mai stati dubbi, mentre le restanti promesse diciamo che non sono ancora state mantenute.
Un discorso che vale, naturalmente, non solo per l’allenatore. Che a parere di chi scrive avrebbe potuto giocarsi l’inizio dell’avventura rossonera con parole più caute del tipo “il gioco e i risultati arriveranno, ma servirà un po’ di tempo per assimilare le idee e correggere ciò che non ha funzionato l’anno scorso”. Una riflessione che non avrebbe cancellato la delusione di queste prime due partite, ma che avrebbe sicuramente attenuato le critiche.
Senza alibi anche molti singoli, specie coloro che conoscono l’ambiente da diversi anni e che dovrebbero caricarsi sulle spalle la squadra in questi momenti. Parliamo, in particolare, di Theo Hernandez e Rafael Leao. A loro modo, simboli di un Milan poco concreto davanti e in evidente difficoltà lì dietro. Anche a livello mentale. E lo si è visto dal gesto di Rafa ad un commento di un tifoso, al Tardini. Segno che di spensieratezza nella testa dei ragazzi non c’è ombra.
Dopo un’estate particolare, tra mercato e la famosa intervista “Se resto al Milan? Ora sono concentrato sull’Europeo, poi vediamo”, anche Theo sembra non aver ancora acceso il motore. Il weekend emiliano pareva iniziato bene, con quel post sorridente in maglia rossonera “Sempre per te, Milan”. Parole, accompagnate da una prestazione non all’altezza. Come sottolineato stamane dalla Gazzetta, dopo la sconfitta di sabato Ibrahimovic (a proposito di post e parole social) sarebbe entrato nello spogliatoio chiedendo maggior spirito. Perché, infondo, quel che ora desiderano i tifosi è proprio questo: meno chiacchiere e più fatti. Si torni a parlare, sì, ma col campo.


