Amicizia non è sempre sinonimo di scelte consapevoli e prese insieme. In un club sportivo come il Milan ognuno deve occupare il proprio posto e svolgere un ruolo bel definito senza sfociare in decisioni affrettate prive di un ordine ben preciso del mister. Sin dal suo arrivo in maglia rossonera, Tammy Abraham è stato subito entusiasta di ritrovare il proprio amico – quasi come un fratello – Tomori, sviluppando la loro carriera passo dopo passo. Immaginate di essere amici fin da bambini e poter giocare insieme in una squadra sportiva ad alti livelli: è il sogno di qualsiasi ragazzino.
Non si tratta di accuse verso l’atteggiamento dei singoli calciatori, ma senza ombra di dubbio l’episodio visto a Firenze in occasione del secondo rigore sbagliato dall’attaccante ex Roma fa riflettere. Se il mister aveva ribadito durante l’intervallo che il rigorista fosse Pulisic perché fare di testa propria? Il problema di fondo è che la domanda continuerà a rimanere sospesa nell’aria di Milanello e nessuno riesce a fornire una risposta.
Nel caso del rigore, l’intervento di Tomori potrebbe essere stato motivato dal desiderio di supportare il suo amico in un momento difficile, magari pensando che segnare quel gol avrebbe migliorato la fiducia di Abraham. Tuttavia, togliere il pallone al calciatore più in forma, potenziale tiratore designato, potrebbe essere stato percepito come una mancanza di rispetto verso la struttura gerarchica della squadra. In una partita le emozioni possono prevalere sulla razionalità, specialmente quando entrano in gioco rapporti personali così profondi.
Questo episodio dimostra come l’amicizia nello sport così come nel calcio, pur essendo un valore importante, debba trovare un equilibrio con la disciplina e le esigenze primarie della squadra. A volte, il voler aiutare un amico può portare a decisioni controproducenti come il rigore sbagliato in questo caso.
Il legame tra i due è la cosa più importante, ma l’episodio del rigore suggerisce la dote di saper distinguere tra il supporto personale e il rispetto delle dinamiche di squadra per evitare conseguenze negative in campo. Si spera che si tratti di un caso definitivamente superato, chissà se avremo una risposta già contro l’Udinese alla ripresa dalla sosta nazionali.


