Il 2-2 di Lecce-Milan ha lasciato in dono una nota tattica, questo Milan può fare a meno anche di Theo Hernandez. Già, quel giocatore che a tratti sembra indispensabile, salvo poi risultare infruttuoso. Quel martello pneumatico in fascia, che spesso di ritrova invece in balìa degli avversari. Sì, proprio lui, il Theo Hernandez vice campione del mondo; anche lui deve soccombere alla sacra legge: tutti sono utili, nessuno è indispensabile.
Theo Hernandez, un ottimo giocatore
Partiamo da un presupposto: Theo Hernandez è un ottimo giocatore, uno dei migliori forse di questa intera rosa del Milan. Ma non è indispensabile e questo si è visto contro il Lecce: al di là dell’autorete (lì c’è anche e sempre una buona dose di sfortuna, sia chiaro), è stato l’anello debole del Milan contro i salentini, in perenne difficoltà. Certo, bisogna ammettere che la fase difensiva non è mai stata il suo forte e che su questo, se vuole diventare un fenomeno di caratura internazionale, dovrà lavorare molto nel prossimo futuro. Sarà un caso, ma entrato Serginho Dest al suo posto (non un fenomeno, ma un normale giocatore…) la squadra ha trovato maggiore continuità di rendimento e maggiore equilibrio.

Theo Hernandez non deve vivere sugli allori
Certo, ha avuto la fortuna di poter campare di rendita, visto che alle sue spalle non ci sono mai stati questi grandi fenomeni: ad oggi, come ruolo, i suoi vice sono appunto Serginho Dest e Fode Ballo-Touré. Del primo abbiamo già detto, sul secondo non mi esprimo per non incappare in possibili giudizi lesivi dell’universo intero. Ora, però, la partita contro il Lecce lo ha riportato con i piedi per terra, facendogli comprendere che niente gli è dovuto. Stefano Pioli ha avuto il coraggio di richiamarlo in panchina perché sì, anche i giocatori più forti, a volte, possono sbagliare.

Il futuro di Theo Hernandez
Nessuno dubita sul fatto che il futuro di Theo Hernandez sarà da titolare di questo Milan. Ma c’è una discriminante: per continuare ad essere osannato e quindi utile alla causa, dovrà provare a continuare a migliorarsi. Altrimenti, al pari dei suoi predecessori, la porta sa dov’è e può unirsi all’allegra combriccola composta da Donnarumma (ma che fine ha fatto?), Kessié (ah, gioca ancora?), Calhanoglu (bello essere secondi, eh?) e così via. Ecco, caro Theo Hernandez: hai qualità, ma ti manca la consapevolezza di saper dire grazie alla natura, che ti ha dato doti fisiche importanti; e sorridi ogni tanto, non buttarti solo a terra per cercare il fallo e guardare subito l’arbitro.


