Tassotti: “Con Sacchi rivoluzione. Capello intelligente” E sul suo addio al Milan…

Mauro Tassotti
Mauro Tassotti - Milanpress, robe dell'altro diavolo

Mauro Tassotti è stato per anni un pilastro fondamentale del Milan. Che sia il Milan di Sacchi, o il più recente di Carlo Ancelotti, il “tasso” ha sempre contribuito, come calciatore prima, e da vice allenatore (di Ancelotti) poi, nel rendere i rossoneri una squadra vincente in Europa e nel mondo.


Intervistato da El Pais, l’ex terzino rossonero ha parlato in merito alla differente filosofia di gioco tra Arrigo Sacchi e Fabio Capello, e di chi lo ha influenzato maggiormente nel corso della sua carriera da giocatore e allenatore.
“Sacchi, il che non vuol dire che fosse più bravo di Capello. Ma io l’ho avuto prima. Sacchi ha fatto una rivoluzione nel calcio italiano ed europeo. A quei tempi le squadre italiane erano viste come difensive. Fuori casa pensavano solo a non subire gol. E Sacchi ha fatto una rivoluzione con il pressing e con la tattica del fuorigioco. Mi sarebbe piaciuto incontrarlo un po’ prima della mia carriera. L’ho trovato che avevo già 27-28 anni, quindi un po’ tardi, ma erano momenti di grande apprendimento, per noi era un insegnante. Capello è stato molto intelligente nel gestire la tappa post-Sacchi. Non è stato facile. Era una squadra che aveva vinto tanto, che aveva la pancia piena. E invece lui è stato in grado di motivare i giocatori. Sacchi ha fatto un lavoro più profondo di Capello. Un lavoro alle radici del gioco, ha cambiato la nostra mentalità. Penso che fino al suo arrivo i giocatori in allenamento non hanno mai dato tutto, risparmiavamo energie. E invece lui ci ha convinto che per dare il 100% nelle partite bisogna darlo anche in allenamento. Abbiamo imparato molto da Sacchi”.

Poi ha raccontato anche il suo addio al Milan per affiancare in prima linea un grande ex rossonero, Shevchenko, sulla panchina dell’Ucraina: “La mia situazione al Milan era cambiata. Ero fuori dallo staff tecnico, ero osservatore dei giovani del club e Sheva mi ha suggerito di andare con lui. Ho pensato che potesse essere un’avventura interessante. Ho preferito tornare alla mia vecchia posizione di allenatore. Inoltre, era un momento un po’ particolare per il club, in mezzo al passaggio del Milan da Berlusconi ai cinesi. Non mi era chiaro. Non è stato facile dopo tanti anni al Milan, ma sono soddisfatto”.