Domani sono 17 anni dal trionfo di Manchester contro la Juventus. Ma per Andriy Shevchenko quelle emozioni sono fresche come se fosse ieri. Nella mente dei tifosi del Milan quei secondi in cui l’attaccante guardò l’arbitro e Gianluigi Buffon prima di calciare il rigore che consegnò la sesta Champion League sono diventati iconici. E lo stesso Sheva li custodirà per sempre: “È il mio ricordo più bello in maglia rossonera”, ha dichiarato in un’intervista a Dazn.
“Non scorderò mai quei 12/15 secondi in cui da metà campo sono andato verso il pallone per tirare quel rigore – continua l’ucraino – in quel momento ho pensato a tutta la mia vita: da quando ero bambino avevo quel sogno e si stava per realizzare”. Poi Sheva parla del gesto tecnico in sé: “Avevo già pensato a come tirare. Ho guardato la palla, l’arbitro e Buffon. Appena ho sentito il fischio ho calciato come volevo”.
Sheva ha giocato nell’ultimo grande ciclo vincente del Milan di Silvio Berlusconi, guidato da Carlo Ancelotti, persone che sono state fondamentali nella sua vita: “È stato un grande presidente, ha reso incredibili 25 anni di storia rossonera. Il mister? È stata una fortuna averlo con noi, sapeva gestire benissimo il rapporto con i calciatori”. Poi la preoccupazione: “Non so se succederà ancora di portare il club a un livello tale”.
Poi un retroscena, la motivazione per la scelta del numero 7 sulla sua maglia: “Me l’ha consigliato Ibrhaim Ba che me l’avrebbe lasciato. Poi mi ha chiamato un mio amico dicendo che quella cifra in ebraico si legge ‘Sheva’. Ero incredulo, mi ha detto che mi avrebbe portato fortuna”, conclude Andriy. Ed era vero, ha portato tanta fortuna a lui e al Milan.

