Savicevic: “Al Milan non è stato facile all’inizio, vi spiego perchè. Pioli meglio di Ancelotti & Co per un motivo molto semplice”

Dejan Savicevic
Dejan Savicevic - MilanPress, robe dell'altro diavolo

Intervenuto a Sportweek, settimanale della Gazzetta dello Sport, l’ex Milan Dejan Savicevic si è concesso in un’intervista molto interessante con qualche retroscena sul suo periodo rossonero e commenti anche sul calcio attuale. Ecco le sue dichiarazioni:

Sul suo arrivo in Italia: “Dovevo andare alla Juve, poi alla Roma, poi al Monaco in Francia. Io ero alla Stella Rossa, stavo bene. Avevamo vinto la Coppa dei Campioni, battuto il Marsiglia a Bari. Dovevo vincere il Pallone d’oro, ma l’hanno dato a Papin. Ha perso la finale, ma era francese…“.

Sul suo arrivo al Milan e l’inserimento nel gruppo: “È venuto Ariedo Braida, un grande dirigente, a Belgrado e ho firmato. È stato tutto veloce e facile. Per un anno e mezzo ho faticato ad entrare nel gruppo Milan, è stata dura, non ce la facevo. Stavo diventando matto, volevo tornare a casa. Avevo qualche problema fisico e davanti c’erano quei tre: Gullit, Van Basten e Rijkaard. Sai, c’erano quelli, non so se mi spiego…”.

Ancora sul suo inizio di avventura al Milan: “Un incubo. La lingua, la città, il cibo, i compagni, il campionato diverso. Mi ha aiutato molto Boban. Mi diceva: ‘Ehi, non fare lo scemo, tu sei il più forte di tutti, non puoi scappare. Vedrai, giochi e spacchi tutto“.

Sui ricordi della prima col Milan: “Tutto, ricordo tutto. Anche i gol, i primi due minuti. Il primo l’ha segnato Allegri, poi ha pareggiato Maldini, poi ne ha fatti un sacco Van Basten. Sai, Van Basten ne faceva tre o quattro per volta“.

Su Van Basten e il suo fine carriera anticipato: “Sì, e non sappiamo cosa abbiamo perso. Ibrahimovic ha detto che era l’attaccante perfetto, il suo idolo fin da bambino. Capello alla Juve faceva vedere a Ibra i video dei suoi gol. Io li vedevo in diretta. Ha ragione Boban: Marco è il dio dei centravanti“.

Su Allegri, giocatore prima e allenatore poi: “Poco, era un centrocampista lento. L’allenatore invece è un fuoriclasse, capisce il calcio e i calciatori, ha vinto tanti scudetti e ne vincerà ancora“.

Su Maldini: “Lui e Baresi erano i più grandi giocatori italiani dei miei tempi. Paolo adesso è un bravissimo dirigente, ha tanta esperienza, ha vinto il campionato. Ha il Milan dentro“.

Sul suo lato da tifoso: “Oh, sì. Non puoi dimenticare. Io sono presidente della federazione del Montenegro e tifoso del Milan. Ma un po’ meno di mio figlio Vlado. Sai, lui fa parte del Milan Club Podgorica, è andato a Reggio Emilia per la festa, in curva. Si è fatto le foto e le ha messe anche su Facebook. Io l’ho vista in tv, mi ha dato una grande gioia“.

Sulla festa meritata del Milan: “Certo. Meritata perché abbiamo giocato con continuità. Forse in certi momenti della stagione non eravamo i più forti, ma c’era un allenatore straordinario. Veramente. Il merito è di Pioli. Per me è stato più bravo di Sacchi, Capello, Zaccheroni, Ancelotti, Allegri. Loro avevano tutti grandissimi campioni. Gullit, Van Basten, Baresi, Weah, Boban, Shevchenko, Kakà, Pirlo, Seedorf, Ibrahimovic. Lui aveva un giovane gruppo da modellare e aiutare. Ecco perché ha fatto l’impresa più grande“.

Pioli con il 10 ha Brahim Diaz…: “Lasciamo perdere. Pioli ha gestito e utilizzato la squadra con grande capacità e umanità“.

Sul paragone delcalcio di allora con quello di adesso: “Erano altri momenti e altro calcio. In Italia, allora c’erano i più bravi e il campionato era il migliore d’Europa, se non del mondo. Era difficile giocare, avere un posto in prima squadra, dovevi correre e adattarti“.

Sul suo primo gol con il Milan: “Contro il Genoa a San Siro. Dovevamo farne minimo sei, abbiamo vinto solo su rigore. L’ho segnato io a pochi minuti dalla fine. Veramente doveva tirarlo Boban, ma Rijkaard l’ha preso per un braccio, l’ha tirato via e gli ha detto: lascia che tiri lui, tu sei stanco. Pensa se lo sbagliavo…“.

Sul gol più bello con il Milan: “Che domanda. Il pallonetto nella finale di Atene con il Barcellona. Loro erano giustamente i favoriti, ma avevano fatto un grande casino. Spocchiosi, presuntuosi, erano convinti di massacrarci e invece abbiamo vinto noi quattro a zero. Non sempre i favoriti vincono…“.

Sulla Serie A attuale: “Deve migliorare, crescere molto. Gli inglesi, i tedeschi e gli spagnoli sono davanti. Quest’anno in Italia sarà diverso e il Milan faticherà, perché è la squadra campione, quella da battere. È inevitabile. Le solite favorite sono Inter e Napoli. Vediamo come finisce il calcio mercato, come si schiereranno, quali problemi avranno: non è facile mettere insieme tanti campioni, tante teste. Io credo nel ritorno della Juve, perché ha talenti come Chiesa. Questo ragazzo mi piace molto, forse è il miglior giocatore italiano, quando scatta ti dà la scossa. Suo padre Enrico era ancora più bravo. Lo ricordo nella Cremonese e nella Sampdoria“.

Su come sarà ricordato in Italia: “Ho fatto cose buone, altre meno. Il Milan mi ha dato molto, io forse potevo fare di più. Mi dispiace per la finale di Vienna nel 1995. Mi ero infortunato, magari giocavo contro l’Ajax e vincevamo. E per l’ultima stagione, quella del ritorno di Capello. È stata triste e brutta, poi Bergomi mi ha fatto male in un derby di Coppa Italia e non sono più stato bene. Ma il primo anno eravamo in sei stranieri e si poteva giocare solo in tre. Non era per niente facile vivere in quel clima“.

Sui complimenti di Berlusconi: “Dejan è fantastico, quando punta l’uomo ti fa saltare sulla poltrona“.

Sui migliori dribblatori della Serie A: “Leao. Se Chiesa è il miglior italiano, Leao ora è lo straniero più bravo in assoluto. È molto cresciuto, come Hernandez. Possono salire ancora, sono convinto che con Pioli faranno altre cose buone“.

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