Alberto Aquilani, finalmente allenatore di Serie A dopo una lunga gavetta tra settori giovanili e categorie cadette, racconta alla Gazzetta dello Sport quale ispirazione ha per essere tecnico. Le dichiarazioni del Mister del Sassuolo citano anche il Milan.
IDEE CHIARE
«Il calcio è fatto di tante sfumature, ogni allenatore ha un metodo e una linea che deve essere riconosciuta dalla squadra. Si tratta di inculcare un’identità, un modo di lavorare quotidiano che poi ci permetta di proporre, ma anche di aggrapparci a quei concetti nei momenti di difficoltà. L’idea è quella di creare uno spazio comune in cui c’è la proposta, la condivisione e la convinzione che quella sia la strada che porta al risultato. Quel che conta è come occupi il campo. Ci sono principi che si legano alle caratteristiche dei giocatori e in base a quelle scegli un sistema di gioco. L’idea è quella di avere il controllo quando si può, ma non lo puoi fare sempre e allora devi capire come difenderti, che ha uguale importanza».
«De Zerbi è un amico, con lui ho un confronto quasi quotidiano e appena potevo andavo a Marsiglia. Fabregas mi aveva incuriosito e così sono andato a trovarlo per vederlo al lavoro. Mi stimolava, volevo parlargli. Con Spalletti ho lavorato 5 anni con lui a Roma. Si è sempre evoluto e mi lascia sempre qualcosa, Allegri al Milan aveva una squadra di campioni e ho visto una gestione di altissimo livello. Benitez? Nel suo modo di essere manager all’inglese, mi ha fatto notare delle sfumature che prima non avevo compreso e che mi hanno arricchito».
«Al Sassuolo ho trovato un gruppo volenteroso e curioso. Siamo un cantiere aperto e questo, al momento, crea qualche difficoltà, ma è così per tutti. Il mercato deve ancora decollare. L’ambizione deve far parte del nostro modo di essere. Che non è solo legata al risultato, ma anche alla voglia di creare un’identità molto forte».
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