Un Milan caratterizzato dalla parola novità e proiettato al futuro tra società e mercato, ha cambiato nettamente il proprio operato partendo dalle basi. L’arrivo del nuovo patron ha infatti portato dopo un solo anno alla rivoluzione che probabilmente nessuno si sarebbe aspettato. Un cambio netto, ma dichiarato a più riprese come necessario, per ottenere e mettere in partica una nuova filosofa con la quale costruire qualcosa di diverso.
Un nuovo Milan
Gli addii di Maldini e Massara, il mancato di rinnovo di Ibrahimovic, la cessione inaspettata di Sandro Tonali. Tasselli scomodi ma importanti, per un Milan totalmente nuovo nelle idee e nella conformazione.
Nel bene e nel male, questo Milan al netto di quelli che sono stati tutti i cambiamenti societari e in rosa, possiede ancora le radici del vecchio operato. Quelle che hanno portato al ritorno in Champions League, alla vittoria dello scudetto, alla semifinale della Coppa Campioni. Nulla accade per caso, ma se da un lato non si piò che ringraziare l’operato della vecchia dirigenza rossonera, dall’altro permane quella sensazione che quel Milan, quella dirigenza, quella filosofia, non avrebbe potuto dare di più.
Addio ‘Pioli is on fire’
Ecco che allora, forse, spicca quel bisogno di tagliare definitivamente il cordone ombelicale. E se per chiudere definitivamente col passato, il modo migliore per ripartire fosse “abolire” il Pioli is on fire prima delle partite? Non per screditare il tecnico parmense, ma piuttosto per evitare di caricare con eccessiva enfasi, aspettativa, o attesa lo stesso Pioli; e poi restituire all’ambiente il concetto che una bellissima pagina si è chiusa, ma un’altra, possibilmente ancor più radiosa, si sta aprendo.


