Una situazione grottesca. Il 25 maggio Gerry Cardinale ha scelto la soluzione più drastica: silurare Giorgio Furlani, Igli Tare, Massimiliano Allegri e Geoffrey Moncada. Una decisione forte, persino condivisibile alla luce di una stagione fallimentare, che imponeva una presa di responsabilità ai vertici del club. Quando un progetto non produce risultati, cambiare è un diritto e, spesso, anche un dovere. Il problema, però, non è stato il coraggio di azzerare tutto, bensì stata l’assenza di una direzione riconoscibile.
Una rivoluzione ha senso solamente se accompagnata da un’idea precisa di ciò che dovrà nascere dalle macerie. Nel Milan di oggi, invece, si percepisce l’esatto contrario. Si è deciso di interrompere un percorso senza averne già costruito un altro, navigando a vista e rinviando decisioni decisive, lasciando così l’impressione di una proprietà che sta decidendo di non decidere.
Cardinale e un club senza volto
Cosa mai poteva andare male con un proprietario che non conosce il calcio italiano e, più in generale, le dinamiche del calcio europeo? Attorno a lui, inoltre, non sembra essersi sviluppata una struttura in grado di compensare questo limite. Il Senior Advisor Zlatan Ibrahimovic è negli Stati Uniti a fare il talent per Fox Sports durante il Mondiale, mentre l’amministratore delegato in pectore, Massimo Calvelli, è alla sua prima esperienza nel calcio. Il risultato è un club che appare privo di un’anima, non soltanto sul campo ma anche nei corridoi di Casa Milan. I tifosi fanno sempre più fatica a identificarsi in una società che cambia uomini, ruoli e gerarchie senza mai spiegare quale sia il punto d’arrivo.
Il tempo stringe
Siamo al 20 giugno. Il 13 luglio è previsto il raduno e Ruben Amorim non ha ancora punti di riferimento definiti, se non Jovan Kirovski e Bobby Gardiner. Una coppia che, con tutto il rispetto, sembra più la risposta a una domanda posta in un quiz per addetti ai lavori che il nucleo operativo destinato a guidare la rinascita del Milan.
Eppure il mercato incombe, le scelte tecniche non possono attendere e una stagione da riscattare richiederebbe lucidità, rapidità e competenze. Invece, il Milan continua a trasmettere l’immagine di una società sospesa, incapace di assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie decisioni. I tifosi possono accettare gli errori e perfino una stagione storta, ma faticano molto di più ad accettare l’improvvisazione. Perché sbagliare una scelta è umano. Rifiutarsi di scegliere, quando si guida uno dei club più importanti del mondo, rischia di diventare una colpa. Una grossa colpa.



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