L’ex Milan Gianni Rivera ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport in cui si è anche soffermato sull’Italia fuori dai Mondiali e sui problemi del nostro calcio. Di seguito le sue dichiarazioni.
Rivera sull’Italia fuori per tre Mondiali di fila
«Non nascono i campioni ed è dura senza di loro ottenere grandi risultati. Lo dico e ripeto sempre: le società non credono più alle politiche che creavano, costruivano e facevano crescere i fratelli Baresi e i Maldini. In Serie A, e anche in B, i pochi calciatori bravi ormai sono praticamente stranieri».
Sui colpevoli
«Soprattutto dei club che, invece di far crescere i ragazzi e portarli ad alti livelli, hanno lasciato tutto in mano ai procuratori. Colpa loro quindi? Hanno invaso il calcio, pensano prima di tutto a migliorare le loro tasche. So di molte famiglie che hanno rinunciato a far proseguire i loro figli perché non avevano i soldi per pagare gli agenti. Quei bambini magari oggi sarebbero in Nazionale».
Sulle sue posizioni molto critiche
«Senta, la mia non è una crociata contro la figura del procuratore, che considero comunque una delle cause dei problemi che mettono in crisi il sistema calcistico. Faccio riflessioni precise. C’è la svalutazione del talento, gli agenti hanno un potere eccessivo e i giovani sono pesantemente pena-lizzati. Qualcuno deve dare una mano, io sono pronto. Ma non la mano de dios di Maradona, come 40 anni fa proprio all’Azteca… Bisogna cambiare a livello istituzionale».
Su chi sceglie come nuovo Presidente FIGC
«Sono due persone perbene, due uomini di sport. Io scelgo Abete perché ha sempre amato il calcio e lo conosce profondamente e, soprattutto, perché condivido tutti i punti chiave del suo programma elettorale: riforma strutturale dei campionati, revisione dei format, pianificazioni, agevolazioni, valorizzazioni dei vivai, rilancio delle Nazionali e tanto altro. Mi dispiace, amareggia invece che l’associazione calciatori sostenga il programma di Malagò».


