Gimenez: «Al Milan non ho reso come avrei voluto, ma i tifosi ci sono sempre. Primo gol a San Siro? Non lo scorderò mai»

L’attaccante del Milan Santiago Gimenez si prepara a disputare il Mondiale in casa (anche Messico tra i Paesi ospitanti), e nel frattempo ha rilasciato un’intervista a Billboard Italia, insieme al rapper Ernia.

L’intervista di Gimenez

Il Mondiale anche in Messico: «Rivivrò tanti bei momenti. Per me l’Azteca è lo stadio con più storia a livello di nazionali. È il terzo mondiale che ospita e in quel campo sono diventati campioni del mondo Pelè e Maradona. È unico. È un sogno incredibile. Vorrei che la Coppa del mondo iniziasse domani perché sono molto emozionato. Quando indossi la maglia della Nazionale rappresenti un intero Paese quindi hai una grande responsabilità, ma allo stesso tempo è una cosa bellissima. So che il Messico, con la sua gente, in casa, è molto forte. Sono convinto che sarà un grande Mondiale».

Il soprannome: «La storia è davvero divertente. È stata la mia famiglia a darmelo perché ero un neonato davvero grande. La traduzione di Bebote è proprio “Grande bebè”. Un amico di mio padre, un giornalista televisivo, quando segnai il mio primo gol in Prima Divisione urlò: “Gol di E un amico di mio padre, che era giornalista in televisione, quando ho segnato il mio primo gol in Prima Divisione urlò: “Gol del Bebote!” Da quel momento tutti, non solo i miei familiari, hanno iniziato a chiamarmi così».

San Siro: «Credo che sia uno degli stadi più importanti della storia del calcio. Ciò che lo rende davvero speciale però è il pubblico. I tifosi del Milan sostengono la squadra dal primo al novantesimo minuto e anche prima e dopo la partita. Poi io tifo il Milan da quando ero bambino e trovarmi a giocare in quello stadio che potevo vedere solo in televisione, significa molto per me. I tifosi mi hanno accolto con tanto affetto e, nonostante non abbia reso ancora come avrei voluto, continuano a spingermi e fidarsi di me. Come una famiglia. Il primo gol a San Siro?  Non lo dimenticherò mai.  Tra l’altro credo che sia stato contro la mia ex squadra, il Feyenoord, in Champions League. Infatti, ricordo che ho provato delle emozioni molto intense e contrastanti».

Affrontare un avversario ai Mondiali: «Ho sempre pensato che nel momento in cui qualcuno indossa una maglietta diversa dalla mia smette di essere un mio compagno. Diventa un avversario, un “nemico”. È guerra (ride, n.d.r.). Da calciatore la vivo come una cosa normalissima».

Chi vince il Mondiali: «Sono d’accordo con Ernia: vincerà il Messico e sarò il capocannoniere (ride)».

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