Alla vigilia del derby, Il Corriere dello Sport ha realizzato un focus su Milan e Inter, ed in particolare sulle loro rose. La differenza di valore è di poco più di duecento milioni, secondo
la quotazioni di Transfermarkt. Novantasette milioni, invece, è la differenza di costo dei due organici. La squadra nerazzurra vale di più, ma è anche costata parecchio meno: è la fotografia di quanto accaduto negli ultimi anni, con le difficoltà economiche di Suning. Il Milan si è mosso in maniera diversa: sfruttando un bilancio in attivo ormai da 3 anni, infatti, via Aldo Rossi non si è mai risparmiata negli investimenti. Nemmeno la scorsa estate c’è stato un cambio di rotta, nonostante la mancata qualificazione in Champions. È stato possibile per l’eccellente capacità di vendere i propri giocatori.
Sono stati fatti sacrifici, vedi Theo Hernandez ad esempio, ma sempre ottenendo il massimo possibile, come per Thiaw ceduto al Newcastle per una quarantina di milioni, dopo averlo acquistato per appena 6. La conseguenza è stata che, di stagione in stagione, il Diavolo è andato incontro a corposi stravolgimenti dell’organico. O, addirittura, a vere e proprie rivoluzioni, come nell’ultima estate. L’Inter ha abbandonato la strada degli svincolati, tornando a spendere grazie all’exploit dei ricavi che ha permesso di registrare il primo utile della storia. Nel Milan c’è stato un cambio di rotta al termine dell’ultima annata: il primo innesto, infatti, è stato uno svincolato come Modric, che ha immediatamente portato esperienza e mentalità. E uno degli ultimi, il 30enne Rabiot, una sorta di usato più che sicuro. Nel frattempo, si è anche alzata l’asticella del limite per il costo dei cartellini: non più 20-25 milioni, ma anche 35-40, come per Jashari e Nkunku.


