Prandelli: “Allegri non è un catenacciaro, è pratico. Sfruttare al meglio le giocate dei propri uomini è un valore aggiunto”

L’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport ha realizzato una lunga intervista all’ex commissario tecnico della Nazionale, Cesare Prandelli, che ha parlato della “diatriba” tra cosiddetti giochisti e risultatisti all’indomani della vittoria del Milan in quel di Como. Di seguito il parere di Prandelli.

Le parole di Prandelli

“Io non mi sono mai schierato né da una parte né dall’altra. In ogni caso è un dualismo superato, anche perché poi vorrei capire bene chi sono i giochisti e chi i risultatisti. L’allenatore è allenatore. E basta. Le mode sono dannose e spesso fanno danni contagiando i settori giovanili. Diciamo che ci sono squadre che seguono la filosofia e i principi di gioco del proprio allenatore e altre sempre organizzate che si affidano maggiormente alle giocate dei propri interpreti“.

“Nel calcio le idee sono importanti, ma la gestione dell’imprevisto lo è di più. Un allenatore può avere anche le idee più belle del mondo, ma poi ogni domenica si deve confrontare con la partita. E nei novanta minuti ci possono essere degli imprevisti che ti obbligano a cambiare per non andare a sbattere. L’allenatore si deve adattare all’imprevedibilità della gara. Il calcio non è aritmetica: può capitare benissimo che una squadra domini in quasi tutte le statistiche, a partire dal possesso palla, ma che poi vinca quella avversaria con due fiammate di un campione. Como-Milan è andata così e dimostra che sono i valori a fare la differenza. Contano le giocate tecniche, non i sistemi di gioco“.

Prandelli su Fabregas

“Fabregas è uno dei giovani allenatori più interessanti e sono convinto che diventerà un top anche in panchina. Fabregas ha idee innovative e una società che le condivide e asseconda. Il progetto del Como mi piace nella sua totalità: è visionario e futuristico. Ma sia chiara una cosa: Fabregas non è un integralista. Cesc ha dei principi chiari, però è tutt’altro che rigido e questa è la qualità più importante per un allenatore. Fabregas vuole costruire da dietro, però se una squadra li pressa “alti” lui è il primo a dire: allora verticalizziamo immediatamente“.

“Provate a chiedere a un qualsiasi allenatore quale sarebbe la sua azione ideale… Rilancio del portiere, controllo veloce di un giocatore e passaggio immediato per mandare in porta un compagno. Per molti anni si è enfatizzato il concetto del calcio giochista, ma i tecnici e la gente che ama il calcio prediligono la velocità e l’immediatezza delle azioni“.

Prandelli su Allegri

“Allegri? Ma vogliamo scherzare! Siamo ancora qui a parlare di critiche a Max, uno che tra Milan e Juventus ha conquistato sei scudetti. Allegri è un grande allenatore. Anche a Bearzot veniva dato del difensivista, in realtà era già molto moderno. Riguardatevi il gol di Tardelli nella finale del Mondiale, Bergomi e Scirea sono nell’area avversaria. Il problema è che le etichette sono difficili da rimuovere dall’immaginario collettivo. Max non è un catenacciaro, è pratico. Il pragmatismo è una delle qualità fondamentali per un tecnico. Sfruttare al meglio i giocatori e le giocate dei propri uomini è un valore aggiunto. Ripeto: bisogna dare la priorità alla tecnica, non ai sistemi di gioco“.

“Conte è un altro esempio positivo. Antonio ha giocato in un certo modo per anni ottenendo grandi risultati. A Napoli nelle ultime due stagioni ha variato tante volte per andare incontro ai giocatori senza però snaturare i suoi principi e la sua mentalità vincente. Il prototipo dell’allenatore ideale non esiste. Il problema è proprio quello: voler seguire le mode. Ogni allenatore per essere credibile deve essere se stesso: conoscenza e carisma fanno la differenza, non se ti disponi in un modo o nell’altro“.

“Le mode fanno danni: penso ai settori giovanili. Gli istruttori dei ragazzini a volte seguono le mode tattiche invece di liberare la tecnica dei loro piccoli. Fino ai 14 anni i bambini vanno fatti esprimere senza troppi schemi o consegne rigide. Il risultato purtroppo è sotto gli occhi di tutti: in Italia produciamo sempre più soldatini che eseguono bene il compitino che gli viene richiesto, ma abbiamo sempre meno giocatori che inventano, rompono gli equilibri e ribaltano il copione con un dribbling“, conclude Prandelli.

Cesare Prandelli - MilanPress, robe dell'altro diavolo
Cesare Prandelli – MilanPress, robe dell’altro diavolo
Giovanni D'Avino
Giovanni D'Avino
Giornalista pubblicista dal 2016, sono praticamente nato con la passione per il giornalismo ed il calcio, soprattutto quello a tinte rossonere. Mi occupo di Milan dal 2012, attualmente sono Coordinatore di redazione di MilanPress.it e collaboro anche con il sito SportCampania.it.

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