È ottobre del 2019, Marco Giampaolo vince la sua terza partita sulla panchina del Milan non senza soffrire contro il Genoa a Marassi, quattro però sono le sconfitte – di cui tre consecutive – tutte scottanti che gli valgono l’esonero dopo nemmeno cinque mesi da allenatore rossonero.
Il suo sostituto si chiama Stefano Pioli. Il nome non è di quelli che scalda la piazza, anzi. I tifosi in subbuglio animano il malcontento con un hashtag, che tanto vanno di moda negli ultimi anni, #Pioliout. Nemmeno è arrivato che già lo vogliono via. Era un presagio che poi, a distanza di cinque anni, si è avverato. Il #Pioliout è infatti sempre rimasto presente e fedele in quella che è stata l’avventura rossonera di Pioli, solo che si era preso una pausa di qualche anno per poi rispuntare al momento opportuno. Ma di questo ne parleremo dopo. Stefano Pioli è il nuovo allenatore del Milan.

Tutti pensano che sia una situazione temporanea, per tamponare un disastro fatto dopo la scelta di Giampaolo. Nessuno invece immagina che Stefano Pioli sarà uno degli allenatori più ricordati dalle parti di Milanello ma soprattutto il più longevo sulla panchina rispetto alle apparizioni dei vari Inzaghi, Seedorf, Brocchi della storia recente. Ma anche di questo ne parleremo dopo. Il suo esordio sulla panchina rossonera non è dei migliori, 2-2 contro il Lecce con l’eurogol al 90′ di Calderoni, poi una sconfitta contro la Roma all’Olimpico. Per la prima vittoria bisognerà aspettare quasi un mese, il 31 ottobre con l’1-0 striminzito contro la SPAL che però fa morale. Il 2019 non si chiude nel migliore dei modi, anzi si chiude come peggio non si potrebbe: Atalanta-Milan 5-0. Il punto più basso della storia recente del Milan. Tre partite consecutive (Sassuolo, Atalanta e Sampdoria) senza gol. Ed è pioggia di #Pioliout.
Poi la nuova luce. Inizia il 2020. Ed inizia sotto il segno di Zlatan Ibrahimovic. Il salvatore del Milan e di Pioli. Con lui, e con Pioli al comando – non dimentichiamocelo – le sconfitte in tutto l’anno solare, che passerà alla storia per il covid ma anche per un Milan rinato, sono in totale tre. Niente in confronto all’anno o ai mesi precedenti. L’ombra di Rangnick si fa sempre più insistente fino a quel 21 luglio 2020.

Il teatro è il Mapei Stadium di Reggio Emilia, anche qui ci torneremo più avanti. Stefano Pioli viene confermato sulla panchina del Milan all’intervallo di Sassuolo-Milan. Ed è ufficialmente pronto a scrivere una nuova pagina, una tutta sua, di storia del Milan. Un Milan nuovo, rinato, che gioca bene e che vince le partite. Un sogno per tutti i tifosi e sulla panchina c’è il tanto bistrattato Pioli che ha di fatto cancellato tutto ciò che di negativo gli aleggiava intorno. La stagione finisce bene ma non benissimo, il Milan per tornare in Europa deve farlo passando dai preliminari di Europa League.

E da lì un nuovo film sempre con la regia di Stefano Pioli e Zlatan Ibrahimovic. I rigori con il Rio Ave sono un qualcosa di irripetibile ed è da quel momento in poi che il Milan inizia a costruire la sua storia vincente in Italia e in Europa. La stagione 2020-21 inizia così, per larghi tratti di campionato il Milan è in vetta alla classifica, poi un crollo naturale, fisiologico, che però non preclude quello che è il vero e reale obiettivo. L’Europa che conta. La Champions League. La storica qualificazione arriva all’ultima giornata, a Bergamo contro l’Atalanta chiudendo un cerchio aperto nel 2019. La posizione in classifica, dopo anni di sesti e settimi posti, è la seconda. Un traguardo insperato e dunque ancora più bello.

Ma il meglio, come sempre, si sa, deve ancora venire. Nessuno pensava a quello che sarebbe accaduto un anno dopo. Dopo una stagione lunga, stancante ed entusiasmante. Una cavalcata che porta al 19o scudetto della storia rossonera. Vinto davanti all’Inter di Calhanoglu che in estate aveva salutato. Vinto non con la squadra più forte. Ma con il gruppo più forte. Anche questo capitanato e scritto da Stefano Pioli e Zlatan Ibrahimovic. L’#Pioliout si trasforma in “Pioli is on fire”. La canzone rimbomba a San Siro e in tutti gli ambienti rossoneri d’Italia e del mondo. Un trionfo che nessuno si aspettava. “Succede solo a chi ci crede” il motto di quella storica annata.

Dalla Sampdoria al Sassuolo. Sì, le stesse che costituivano il record negativo di zero gol per tre partite consecutive di qualche anno prima. Come cambiano le cose. 38 giornate con alti e bassi certo, ma con un vortice di emozioni che in pochi dimenticheranno. Il tripudio rossonero al Mapei Stadium il 22 maggio 2022 è forse la cosa più bella di sempre. Da Ibrahimovic a Giroud, passando per Theo Hernandez e Leao. Tutti artefici del magico Milan di Pioli. E come non menzionare Maignan, miglior portiere della stagione, che ha fatto dimenticare ed anche in fretta quel Gigio Donnarumma tanto criticato e – purtroppo – insultato. Capitan Calabria che alza il livello delle sue prestazioni come non mai. Franck Kessie che si prende sulle spalle il centrocampo e la squadra. Simon Kjaer che si fa male a metà stagione ma che per l’altra metà è l’uomo in più fuori dal campo.



Una storia bellissima che però, come tutte le belle storie, è destinata a finire. E finisce anche abbastanza presto. La stagione successiva, quella con lo scudetto sul petto, è tutto fuorché quello che si aspettavano i tifosi. Sempre sorpresi in questi anni, in positivo e in negativo. Il Milan si sfalda, Pioli non riesce a tenere in mano le redini della squadra ed i risultati che arrivano sono una mazzata dalla quale nessuno riesce a riprendersi. Eppure la stagione non era cominciata male. A settembre il Milan vince il derby 3-2, l’ultimo vinto fin qui. Poi la prima sconfitta contro il Napoli che si laureerà campione d’Italia. Segnali di ripresa e un’altra caduta, a Torino, 2-1, alla vigilia del rinnovo di Pioli. Un rinnovo cercato e voluto ma forse arrivato in un momento sbagliato. Non il forte del Milan le tempistiche degli ultimi mesi. Ma tant’è. Sembrava potesse essere una scossa e invece è solo stata la mazzata finale.
Gennaio 2023 è il mese più buio del Milan post scudetto. Tre gol dall’Inter che vince la Supercoppa, quattro gol dalla Lazio una settimana dopo, cinque addirittura dal Sassuolo. Per molti l’esonero di Pioli doveva arrivare in quel periodo. Ma come una fenice il Milan riesce a rialzarsi. Nei mesi successivi salva il salvabile e mette in cassaforte un quarto di finale di Champions League battendo il Tottenham di Antonio Conte e poi qualificandosi in semifinale eliminando il Napoli. Una semifinale di Champions dopo anni e anni di assenza. Al secondo tentativo. Anche qui c’è da pensare “Chi l’avrebbe mai detto”.

Dopodiché però, come ogni tragedia che si rispetti, il baratro. L’Inter surclassa il Milan e Pioli in una doppia sfida senza possibilità di replica e va in finale. Ennesimi derby persi ed ennesima brutta figura in una stagione senza precedenti. Anche la posizione finale in classifica ne avrà di pochissimi da qui al futuro. Quinto posto sul campo, quarto in virtù della penalizzazione della Juventus e qualificazione in Champions League in extremis. La canzone “Pioli is on fire” non risuona più a San Siro.

Ed arriviamo a questa stagione. Una stagione strana. Iniziata con l’addio di Maldini e finita proprio con l’addio protagonista di questa storia: quello di Pioli. Una partita al termine, ma il comunicato è già arrivato. Un secondo posto in classifica che però è tremendamente diverso da quello di qualche anno fa. Un secondo posto che in teoria vale tanto, ma in pratica è il primo dei perdenti. Specie se al primo, vero, c’è l’Inter. Che vince il 20o scudetto, quello della seconda stella, proprio in casa tua. Con il sesto derby vinto consecutivamente. Con una manifesta superiorità che non si era mai vista. Con un ciclo, quello di Pioli, finito da un pezzo ma che andava avanti solo per inerzia. Con un’eliminazione, la seconda consecutiva, in Europa per mano di un’italiana, la Roma, perdendo ancora una volta entrambe le sfide. Con la Juventus e l’Atalanta che alzano una coppa. Con una serie di sfortunati eventi che si incatenano tra loro e che, nonostante il secondo posto, la rendono la stagione più sfortunata di tutte.

L’ultimo Milan di Pioli. The last dance. Non così happy. Ma sicuramente emozionante. Cinque anni di passione viscerale. A volte bene e a volte male. Tutti sempre e costantemente sulle montagne russe. Grazie, mister.


