Pioli come Re Mida. Nessuno vuole togliere i meriti – tanti, tantissimi – di Zlatan Ibrahimovic, il quale come ormai ripetiamo da mesi è riuscito con la sua forza, con il suo carisma, con la sua esperienza ad alleggerire le pressioni su un gruppo di giovani talentuosi ma impauriti, che senza il totem svedese faticava a trovare il bandolo della matassa, ergo coraggio e continuità di risultati.
Ma non è tutto e solo Ibra. Perché il merito di aver insistito su certi giocatori è tutto di mister Pioli. Cominciamo con Frank Kessie. La sua storia con il Milan è piuttosto curiosa: sempre, ma sempre titolare, ma anche sempre in bilico a partire dalla seconda stagione in rossonero. Nell’anno del quarto posto sfumato all’ultimo, oltre alle prestazioni poco convincenti, la sceneggiata con Biglia nel derby e l’episodio poco signorile in compagnia di Bakayoko nel finale di quel Milan-Lazio avevano spinto Maldini a cederlo in Premier. Operazione fallita proprio per questione di pochi milioni e di pochi ore.

Dopo l’esonero di Giampaolo, trova Pioli ma la scintilla con l’ex tecnico viola non scatta. Tanto che in campo accanto a Bennacer si vede Krunic. Poi il lockdown e il chiarimento. Kessie da giugno è quello visto a Bergamo con Gasperini: corsa, interdizione, inserimento, gol. E insieme a Kjaer e Ibra costituisce la spina dorsale di questo Milan, un “veterano” imprescindibile nonostante i soli 23 anni. Stessa cosa si può raccontare di Calabria. Pronti via, con l’arrivo di Pioli il titolare diventa Andrea Conti. Nonostante le difficoltà evidenziate dopo il rientro dal doppio infortunio, nonostante gli errori in fase difensiva, le espulsioni e i falli da rigore commessi dopo questa scelta. Complice anche il nuovo, l’ennesimo, stop del terzino ex Atalanta, il mister però si riaffida al numero 2 milanista.

Un ragazzo ormai demotivato, mentalmente al tappeto dopo un’annata di fischi a San Siro e una bocciatura – proprio da parte di Pioli – forse immeritata. Però il tecnico riesce a coinvolgerlo, a guadagnarsi la sua fiducia e a conferirgliela, al punto da farlo diventare – in questo momento – il terzino più in forma della rosa. Diverso il discorso relativo a Rafael Leao. Lui sul mercato non c’è mai stato, dato che arriva giusto un anno fa. E parte anche bene (nonostante i risultati generali poco positivi), impressionando con strappi da felino nel derby e nella tragica sconfitta casalinga con la Fiorentina. Poi il calo, l’etichetta del “nuovo Niang” e la sparizione. Perché Ibra lo sceglie come spalla, ma con l’Udinese esplode Rebic e il giovanotto, che gioca nella stessa posizione del croato, ritorna a fare la riserva.
Ma Pioli non lo dimentica, nel finale di stagione lo inserisce sempre negli ultimi minuti per non fargli perdere confidenza con il campo e con la rete. E la mossa si rivela lungimirante: Rebic si fa male e anziché Brahim Diaz – invocato a gran voce da tutti i tifosi – sulla destra gioca lui. Con lo Spezia, con l’Inter, con la Roma e lui ripaga con due gol e tre assist, tutti determinanti. Merito di Ibra, sì, ma merito soprattutto di Pioli. Grazie al mister rossonero, ora Gazidis e Maldini si ritrovano in casa un tesoretto da almeno 100 milioni costituito da tre pedine che fino a qualche mese fa rischiavano di essere svendute.


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