Sfondare la parete del muro maestro diventa più semplice quando quest’ultimo non ha un sostegno di primo livello. Il carattere e le prestazioni di Pavlovic sono piaciuti a tutti: le sue espressioni in campo erano un segnale chiaro come il cielo d’estate: «Io ci sono, senza tirarmi mai indietro».
Pavlovic in due anni di Milan con 3 (più uno) allenatori diversi
Dopo aver archiviato il secondo anno al Milan, risulta evidente quale sia il sistema preferito dal difensore serbo. Molto bene in una difesa a tre, con licenza di spingersi in avanti, meno nel confusionario assetto a quattro proposto prima da Fonseca e poi da Conceicao. All’alba della sua terza stagione in rossonero, Pavlovic può dire di aver avuto a che fare con quattro allenatori diversi (in attesa del prossimo), senza dimenticare l’imminente cessione al Fenerbahce sfumata dopo appena sei mesi in Italia.
Al Salisburgo insieme a Jaissle
L’ex Partizan resta una contraddizione difficile da decifrare, un enigma che potremmo non rivedere mai più. Dal 2022 al 2026 si è confrontato, non sempre con il sorriso sul volto, con sei allenatori differenti. Al Salisburgo, probabilmente la tappa più importante della sua crescita anche a livello europeo, ha assimilato le idee di Jaissle. Il tecnico tedesco figura nella shortlist del Milan per la scelta del nuovo allenatore e l’esperienza maturata nel settore giovanile del Lipsia lo ha aiutato a trasformare le proprie idee in risultati concreti prima del previsto. Poi sono arrivati Struber e Cinel che, seppur in misura diversa, hanno contribuito a perfezionare la crescita di Pavlovic.
La profezia riuscita di Ibrahimovic
Tanti allenatori, moduli differenti e personalità con cui convivere ogni giorno. Il numero 31 del Milan non è certo il Gastone dei fumetti: quando si accuccia sui talloni dopo una partita andata male o accelera la manovra dopo un contrasto vinto, dà ragione, almeno per una volta, a Ibrahimovic. Durante la presentazione del difensore, Zlatan aveva tenuto a sottolineare un dettaglio: «Sono sicuro al 200% che diventerà il preferito dei tifosi». Ci è voluto quasi un anno ma rende l’idea. Pavlo viene dal sud-est europeo ed è abituato alla disciplina, ammirevole per quanto corre e per la capacità di pressare ogni avversario che transita dalle sue zone. Nell’incertezza del club, lui si è staccato senza alcun problema.



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