Ex Milan, Pato: “Mi manca San Siro, darei tutto per indossare ancora quella maglia. Tornerei solo per aiutare i rossoneri”

Alexandre Pato è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport. Nell’emozionante discussione, si leggono delle parole di speranza sul futuro del brasiliano: queste le parole più interessanti.

La sua scelta milanista: “Avevo altre offerte, ma giocavo tanto alla Playstation e i campioni che sceglievo facevano quasi tutti parte del Milan. Era come entrare nella Playstation. Braida venne a trovarmi in Brasile, Ancelotti mi studiò dal vivo in Canada al Mondiale Under 20. Decisi in fretta. Poi ho dovuto pazientare qualche mese perché a fine mercato estivo ero ancora minorenne. E a gennaio esordii contro il Napoli: aspettavo tanto quel momento, lo aspettavano i tifosi. Segnai subito e l’urlo di San Siro lo porto ancora dentro di me. Mi manca San Siro, mi manca il Milan. Darei tutto per indossare ancora quella maglia: mi basterebbero sei mesi per restituire l’amore che ho sempre sentito e per aiutare il club“. 

Ha chiuso la carriera, ma…:“L’ultima partita è del 21 settembre 2023, ma continuo ad allenarmi da solo. Tornerei solo per il Milan. Ho fatto tante esperienze nella mia carriera: alcune belle, altre deludenti. Ho gioito, ho sofferto, ho imparato. Sono cresciuto come uomo e non solo come calciatore. Adesso guardo le cose sotto un altro punto di vista, ma vorrei davvero indossare di nuovo la maglia del Milan e lo farei con grandissimo impegno e serietà“. 

Il ricordo più bello della sua carriera meneghina: “La doppietta nel derby-scudetto del 2011. Quell’anno segnai 14 gol in 25 partite, con Ibra e Robinho mi trovavo benissimo. La sfida con l’Inter a pochi turni dalla fine era decisiva e, a proposito dell’urlo di San Siro, dopo i miei due gol lo stadio esplose“. 

I suoi infortuni: “Non ero fragile, mi allenavo bene, curavo l’alimentazione, ero disciplinato. Nella mia famiglia tutti erano fisicamente forti. Probabilmente sono cresciuto velocemente e avrei avuto bisogno di fare esercizi specifici che mi aiutassero a non correre rischi. Ogni volta che mi fermavo perdevo forza e massa muscolare. Avevo una struttura particolare, che forse non è stata assecondata abbastanza: in partita facevo numerosi scatti da 34-35 chilometri orari”. 

Il mancato trasferimento al PSG: “Non fui io a rifiutare e nemmeno Barbara a fare pressioni. Al Psg c’erano Ancelotti e Leonardo, che anni prima mi aveva consigliato al Milan. Mi proposero uno stipendio da 8 milioni netti. Io accettai e dissi al Psg di trovare un accordo con il Milan. All’improvviso mi telefonò Silvio Berlusconi: ‘Non accettare, sei la nostra stella, puntiamo su di te per la Champions’. Non potevo dirgli di no. Fu il presidente a decidere, non io e nemmeno Barbara. Poi la colpa fu data al più fragile, cioè io“. 

Ancelotti C.T. del Brasile: “Sono contentissimo e spero di incontrarlo. Ha una rosa di ottimi giocatori, ma gli servirà l’aiuto di tutti. Con Carlo abbiamo la speranza di vincere il prossimo Mondiale“. 
 

Un futuro in Italia: “Investimenti in diversi campi. Ho una palestra con mio fratello, ho comprato da poco un club con otto campi da tennis su cui vorrei aiutare i bambini a diventare professionisti. Faccio diversi corsi di formazione e potrei anche investire nel Monza: un fondo si è interessato. E mi godo Rebeca e Benjamin“.

Alexandre Pato - MilanPress, robe dell'altro diavolo
Alexandre Pato – MilanPress, robe dell’altro diavolo
 

Condividi

Più letti

Leggi anche
Milanpress