“Devono avere rispetto. Il karma torna, oggi tre gol e li abbiamo mandati a casa velocemente, li abbiamo mangiati”.
Si chiude con queste dichiarazioni al veleno il post partita di Hakan Calhanoglu dopo la vittoria dell’Inter contro il Milan in finale di Supercoppa Italiana. Parole dure, pesanti, che possono e devono scuotere tutto il gruppo Milan, che da due settimane a questa parte sembra non riuscire a rialzare la testa dopo ogni colpo subìto.
Tre schiaffi morali: il pareggio beffa con la Roma, l’umiliante sconfitta contro il Torino, il 2-2 di Lecce. Colpi duri contro i quali il Milan non ha mai saputo reagire, o meglio, di fatto non ci ha mai neanche provato. Nella finale di Supercoppa, peraltro contro l’Inter, non serviva motivazione in più per dare una risposta, anche soltanto nell’atteggiamento. Risposta che – appunto – non è mai arrivata.

Testa, cuore ed umiltà
Testa, cuore, umiltà. Elementi essenziali, tanto per i giocatori quanto per chi amministra. Una dirigenza che deve fare un passo indietro (forse anche due) e ammettere quanto un’altra sessione di mercato senza innesti, possa portare a gravi conseguenze. C’è grossa responsabilità anche tra i big in rosa, aiutati forse dal mancato mercato, perché in assenza di competizione nei rispettivi ruoli probabilmente ci si culla nella tranquillità di non poter perdere il posto da titolare.
Problema fisico? Stanchezza? No. Problema mentale. Perché al rientro dalla lunga sosta, contro Salernitana e Roma (per 85 minuti), hai fornito una prestazione da squadra, dominando dal punto di vista fisico e del gioco. È un problema mentale. È un discorso di umiltà. Adesso più che mai serve guardarsi in faccia, tutti, ma proprio tutti, per trovare una nuova dimensione, e realizzare che il tricolore sul petto non sia sinonimo di “tutto ti è dovuto”.
Stefano Pioli ha dalla sua cinque giorni davanti a sé per riprendere in mano la squadra e rimettersi a marciare. Rispondere alle provocazioni del turco e alle critiche nella prossima sfida contro la Lazio diventa uno spartiacque decisivo. Per dimostrare che nulla è perduto, che il Milan è vivo, e che il momento più buio dal post pandemia ad oggi sia durato “solo” tre partite.
Poi, se sarà Karma, aspettiamo che ritorni…

