Massimo Oddo, che ha ufficialmente lasciato Milan Futuro qualche giorno fa, ha rilasciato un’intervista a gazzetta.it per parlare della sua esperienza in rossonero. Di seguito le sue parole.
Oddo se ha già idee sul futuro
«Al momento, no. Aspettiamo».
Sull’esperienza Milan Futuro
«Sono contento di quello che ho fatto. Contento di aver migliorato i ragazzi, ho visto un percorso positivo. Diversi di loro partiranno con la prima squadra quest’anno. Dall’esterno si percepiva che dovessimo vincere il campionato di D, ma non era assolutamente così. Non mi è mai stato chiesto questo e comunque era un obiettivo quasi inarrivabile: noi abbiamo giocato con un’età media di 18-19 anni, parliamo di una categoria complessa. E poi c’erano giocatori che andavano e venivano tra prima squadra e Primavera, ti devi adattare alle esigenze di tutti. Il nostro unico obiettivo era migliorare i giovani, e dovevi farlo con quelli che avevi in quel momento. In pratica, non erano mai gli stessi, quindi la difficoltà più grande è creare un gruppo. Però non lo definirei un limite, è qualcosa che fa parte di quel progetto».
Sull’arrivo e l’addio
«Quando sono arrivato, l’unico obiettivo era salvare la squadra. Probabilmente sono stato chiamato un po’ troppo tardi: in proiezione, da quando sono subentrato io, in termini di media punti eravamo in piena zona playoff. Premesso questo, non avrei voluto fare la Serie D, è stato il Milan a convincermi perché ritenevano che fossi la persona adatta a guidare questi ragazzi. Sono rimasto volentieri, con l’intento di farli crescere e portarli in C. Questo non si è verificato e io non mi sentivo di fare un altro anno di D, che non fa per me. Ho lasciato un anno di contratto, senza chiedere un euro, perché per me la cosa più importante è essere motivati sul lavoro. E’ stata una scelta assolutamente mia».
Se sarebbe rimasto con la promozione
«In C sarebbe stato diverso perché mi sarei portato in una categoria superiore ragazzi che avevo già cresciuto e dei quali conoscevo i miglioramenti. Ragazzi che tra l’altro molto probabilmente in D non rimarranno».
Se ha senso uno straniero (Navarro) per Milan Futuro
«L’aspetto fondamentale è migliorare i giovani e lui è stato responsabile di settori giovanili importanti. La nazionalità non c’entra. Cosa significa mettere la crescita davanti a tutto? Per esempio a volte migliorare i giocatori significa rinunciare a fare risultato. Devi privilegiare il giovane che ha bisogno di farsi le ossa, e non quello più anziano che sai già commetterebbe meno errori e che magari ti aiuterebbe a vincere la partita».
Su Ibrahimovic
«L’ho visto pochissimo al campo, ma lui non ha un ruolo tecnico nel Milan. E’ parte della proprietà, no? So che è molto interessato alla seconda squadra, si guardava tutte le partite, anche se non dal vivo. Dava dei principi, magari su alcuni aspetti tattici, ma concretamente non metteva becco in nulla. Il responsabile vero è Kirovski».
Su Kirovski
«E’ un dirigente molto attento ai giovani. Di ragazzi se ne intende. Ha pagato molto lo scotto di un campionato che non conosceva, e molte cose sono state di conseguenza sbagliate. Il suo messaggio è sempre stato quello di migliorare i giocatori, non quello di vincere. Il percorso del Milan U23 non deve essere quello della prima squadra».
Sul caso Liberali
«Perdere un giocatore ci può stare, qualcuno esplode prima e un altro dopo. Ci sta un errore di valutazione. Io stesso ho fatto diversi anni di prestito in giro per l’Italia e quando sono esploso a Napoli il Milan mi ha venduto al Verona. Io pensavo di tornare in rossonero. Dopo cinque anni mi hanno ricomprato pagandomi il triplo. Il problema di base di questi ragazzi riguarda i percorsi che si fa fare loro. Il più delle volte sono sbagliati. Liberali l’anno scorso giocava in seconda squadra, ha esordito in prima, poi si è ritrovato in Primavera. Bisogna capire che sono ragazzi, immaginate stare nella testa di quel ragazzino, sono situazioni complicate da gestire».
Su Camarda
«Francesco dovrebbe fare quel che doveva già fare un anno fa: in A ci arriverà di certo ma ora gli occorre continuità, per esempio andando in una squadra di B di alto livello, che gioca per vincere. L’anno scorso mi chiamò per chiedermi cosa pensassi del Lecce, gli risposi che aveva fatto una cavolata. Gli chiesi come mai aveva tutta questa fretta, alla sua età, di arrivare subito in A. Gli dissi che aveva bisogno di continuità, e che per trovarla occorreva abbassare il livello. Di Francesco è bravissimo, ma il Lecce gioca per salvarsi, gioca per lo più nella propria metà campo e per un attaccante diventa dura».
Sulla prima squadra
«Una delusione simile non se l’aspettava nessuno, me compreso. Sono stato a contatto con Allegri tutto l’anno, vedevo tutti gli allenamenti, è un tecnico bravo e quello era un gruppo sano. Un gruppo che lavorava bene. Poi a un certo punto si è rotto qualcosa, ma non durante la settimana. Forse è stata la paura di non arrivare al traguardo».
Su Allegri
«Secondo me aveva fatto un grande lavoro, mi spiace per lui anche se sono contento che ora il Milan abbia ritrovato un nuovo entusiasmo. Alla fine io dico sempre una cosa: puoi prendere gli allenatori più bravi del mondo, ma se non vengono supportati è dura per chiunque. Mi auguro che adesso ci sia unità di intenti in società».
Se Maldini è l’uomo giusto per la nazionale
«Assolutamente sì. Conosco Paolo, la sua serietà e il suo coraggio. Se accettasse vorrebbe dire che la Figc ha voglia di cambiare qualcosa. Non abbiamo bisogno di figurine, serve un uomo di calcio che conosca tutte le dinamiche».


