La Nations League, tra profitti ed infortuni. Ai club arriva il conto salato. Per quanto si può continuare con questi ritmi?

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Si avvicinano le elezioni e non vorremmo scadere nel banale nel pensare che forse si stava meglio quando si stava peggio. Le competizioni legate alle Nazionali stanno stravolgendo i calendari, questo comporta una serie di match serrati per i club e di conseguenza una probabilità di infortuni che si alza in modo preoccupante.

Ieri sera Maignan, per un problema al gemello del polpaccio sinistro che rischia di tenerlo fuori per settimane, oggi invece è toccato a Kjær, il quale ha avuto un problema alla caviglia tutto da capire e approfondire. Il CT scandinavo Hjulmand è intenzionato a prendersi un paio di giorni per valutare l’entità dell’infortunio.

Il tutto mentre Theo ha già dichiarato forfait, Calabria lavora a parte a Milanello e Tonali potrebbe tornare alla base già domani, dopo che lo stesso Mancini ha dichiarato in conferenza che il centrocampista rossonero “non sta benissimo”.

È chiaro che la Nations League ancora non ha blasone, non ha storia e ad oggi assomiglia più ad un ulteriore impedimento che non ad un’occasione di crescita per i nazionali. Più in generale la sensazione è che questi ritmi non possano esser sostenuti dai calciatori.

Le cinque sostituzioni sono un piccolo espediente che non cambiano la sostanza. La ricerca del profitto tra marketing e diritti TV è tutto a discapito della qualità delle partite e a carico di muscoli e articolazioni degli atleti. Spesso si abusa del detto less is more, ma in questo caso ci pare al 100% appropriato.

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