Non sapere nemmeno da dove partire. Noi di MilanPress.it, quando facciamo una trasferta, dobbiamo tenere una rubrica molto carina dal sapore di diario personale. Le emozioni vissute a Bournemouth, seppur perlopiù negative visto il risultato, sono difficili da trasmettere via mano. Il fazzoletto e il mal di testa per il freddo aiuteranno ben poco nella struttura del testo.
SOTTO UNA CATTIVA STELLA
Domenica sera, dopo il successo sull’Atalanta, si percepiva l’entusiasmo attorno al Milan di fronte alla prima vittoria contro una big. L’ambiente non sapeva cosa sarebbe successo qualche giorno più tardi…o forse sì?
Perché nella mattina di mercoledì, sotto l’acquazzone (e uno) di Milanello, l’allenamento ha portato stop fisici a due giocatori centrali nel gioco di Ruben Amorim. Chukwueze si ferma a lungo, speranza per Ramos. Ma come si fa in Inghilterra? Adattamento con Cisse da 9, seppur attorniato da una squadra da pieno turnover.
Mentre nel bellissimo centro sportivo di Bournemouth, inaugurato a fine 2025, si vede una squadra felice di questa opportunità. Nelle campagne desolate sopra il Wimborne c’è molto vento e freddo, ma il sole caldo risplende nel sorriso di Rose e della sua squadra. Il Mister avversario afferma ben tre volte: «Vinceremo noi». Ci hanno creduto da subito.
PIOVE, SENTI COME VIENE GIÙ
Giorno della partita, c’è un bel tempo dalla mattina al pomeriggio a Boscombe, una vasta area della città. Ma piano piano, più ci si avvicina alla partita, il clima diventa…molto stile UK. Sale il freddo e diventa tutto cupo. Che presagio, eh.
Ad accogliere il Diavolo ci pensa la Curva Sud, presente in circa 600 e poco più nel corte che parte dalla stazione di Pokesdown. Una camminata di circa 15 minuti e si è davanti al Vitality Stadium: bello, davvero inglese in tutti i sensi tra atmosfera e struttura.
A un’ora dalla partita viene giù davvero il mondo e anche qualcosa di più. I tifosi di casa, ormai abituati, sono addirittura in maniche corte. Boh.
Pochi minuti prima del match una vera e propria festa: il Bournemouth e il suo “European Tour” vive il momento di picco in una partita che rimarrà nella storia per i colori e per l’omaggio che ha questa squadra verso il Milan. Iconica la coreografia: “Come ci siamo finiti così in alto?”.
SCHIAFFO MORALE (E FISICO)
Si comincia, e si comincia male male male. Prima azione pericolosa degli avversari, De Winter ci mette la mano da pochi metri ed è calcio di rigore. Indiscutibile, 1-0 con un pubblico che sa come festeggiare.
Nessuna reazione meneghina, ma nessuna proprio. Anzi, i tifosi delle Cherries incalzano una squadra infervorata ad ogni pallone sbagliato del Milan e ad ogni recupero. Ribadiamo: l’atmosfera della Premier League, anche negli stadi da 11.300 posti, è imbattibile.
E poi il rigore del 2-0 in una dinamica che ha dell’incredibile. Dal canto nostro, un giocatore con l’esperienza di Maignan non può commettere certe sciocchezze in certe competizioni. Tant’è che a fine partita il numero 16 è andato via in silenzio, da solo, incappucciato: deluso da sé stesso.
Sotto 2-0 e con un uomo in meno. Nello staff di Amorim si è tutti d’accordo: si gioca per non fare troppi danni nel risultato, ormai è andata.
Il secondo tempo è stato condizionato tantissimo dal maltempo: ogni pallone rilanciato dal fondo da Torriani tornava indietro per il vento, deriso al momento della battuta. Anche la pressione del Bournemouth, in fin dei conti, si è abbassata. Però la rete bellissima di Adli da punizione ha risvegliato gli animi, e dal 3-0 si è cantato per volerne fare altri 3!
Nel finale derisione totale. De Winter cerca la rissa verso il tunnel, ad Amorim si canta: “It’s happening again” (sul fatto che non ha mai vinto contro il Bournemouth) e il saluto alla Curva è timido, quasi timoroso. Una pessima pessima esibizione. Piccola nota personale: Comotto è entrato pochi minuti e ha fatto il suo esordio stagionale, ma la riserva di Ramos è stata 90 minuti in panchina. C’è da farsi domande sulla gestione dei giovani.


