Dalla notte del 6 gennaio al tardo pomeriggio dell’11 gennaio è sembrato tutto un sogno. La vittoria della Supercoppa Italiana, il progetto tecnico rinvigorito, le notizie di mercato positive in entrata e in uscita e, giusto per non farci mancare niente, i processi mediatici alle dirette rivali. Per una volta, non siamo noi i massacrati. E invece…
Invece basta un pareggio contro il Cagliari. Un 1-1 con un netto dominio territoriale, azioni su azioni, difesa che concede poco ed entusiasmo allo stadio alla vista del trofeo. Ma rimane un 1-1 pieno di rimorsi, un 1-1 che butta via due punti vitali a questo punto della stagione. Senza giri di parole, una sconfitta. A livello umorale, soprattutto.
Si è tornati indietro, tanto. Critiche al singolo, critiche alla dirigenza e, dato il possibile interesse su Walker che allontanerebbe Rashford, critiche al calciomercato (fermo restando che ci sono lacune in altre zone del campo). La contestazione verso la proprietà…quella rimane a gran voce, nonostante il successo in terra araba.
È davvero difficile tifare Milan in questi anni. La competizione c’è ed è alta, ma gli altri sembrano fare passi avanti senza fermarsi. Mentre il Diavolo rimane sull’andirivieni tra il successo con la continuità del progetto e il fallimento con i punti di domanda che investono tutto l’ambiente.
Da qui in avanti si chiede sempre di più, ma pare che lo stesso Conceicao abbia letto bene, dopo pochi giorni dal suo arrivo, la situazione. Queste le sue parole al termine della sfida contro i sardi: “Se sono arrivato a metà stagione significa che qualcosa non andava. Dobbiamo essere responsabili. Dobbiamo sempre esigenti prime e durante le partite. Ci sono mancate cose importanti, siamo qui per lavorare anche se il tempo è poco. Dobbiamo passare questo messaggio ai giocatori affinché capiscano quello che si deve migliorare, perché è stato fin troppo visibile. Anche uno che uno che non capisce così tanto di calcio lo vede“.
Una Supercoppa Italiana, per quanto arrivata nella sorpresa generale e vinta in un derby storico, non fa contento nessuno. Anzi, porta ancora più rabbia nel tifoso. “Perché questa squadra quando il gioco si fa duro incomincia a giocare?“. Il minimo obiettivo rimane la Champions League, e come detto dal Mister alla vigilia, non si può avere la pancia piena ad oggi. Chi segue i rossoneri pretende di più. Ma chi lavora per il Milan, pretende di più da sé stesso e dai suoi compagni di lavoro?


