Un Milan senza inizio: il problema è l’approccio, non solo il risultato

In un’analisi di insieme, i problemi odierni del Milan sono molteplici. Ma ce n’è uno profondo e strutturale: il modo in cui le partite iniziano. O, meglio, il modo in cui il Milan spesso non le inizia affatto. La sensazione è quella di una squadra piatta, passiva, quasi in attesa che qualcosa accada.

I ritmi sono bassi, l’aggressività è nulla. Le distanze oramai sono larghe, quando la compattezza era una peculiarità fino ad un certo punto della stagione. Un atteggiamento che finisce per consegnare l’iniziativa agli avversari, permettendo loro di entrare in partita con fiducia e senza pressione. Proprio come accaduto oggi.

Il solito copione anche a Reggio Emilia

La gara contro il Sassuolo è solo l’ultimo esempio di un copione già visto. Il primo quarto d’ora è stato disastroso, ancor più del resto della partita. Si è vista una squadra scollegata e lenta nelle letture (prima del gol un taglio interno di Lauriente per poco non finisce per punire i rossoneri). Si sono visti una marea di errori anche di misura da parte dei giocatori più importanti. Il gol del solito Berardi al 5′ è stata una conseguenza inevitabile per come si era messa la partita. Non è stato un episodio isolato, ma la naturale prosecuzione di un approccio sbagliato.

E ciò che preoccupa ancora di più è la ripetizione dello stesso schema anche nella ripresa. All’intervallo Allegri opta per un cambio discutibile, Athekame per Nkunku, che dovrebbe blindare almeno la difesa. Risultato? Nuova disattenzione, proprio sul lato destro, e gol di Lauriente . Ancora una volta il Milan rientra in campo come se la partita dovesse ancora cominciare.

Il modus operandi del Milan non paga

Questo Milan sembra voler studiare la partita nei primi minuti, mentre gli avversari la stanno già giocando. E nel calcio di oggi, questo equivale a concedere un vantaggio troppo grande. È come se serva subire un colpo per reagire. Eppure, l’eccezione esiste. Ed è proprio questo che rende il quadro ancora più evidente. Nel derby contro l’Inter, il Milan ha mostrato un volto completamente diverso: aggressivo e intenso fin dal primo minuto. E non a caso ha pagato.

Proprio perché isolata, quella prestazione pesa ancora di più. Perché dimostra che il problema non è nelle qualità, né nelle possibilità. Il Milan può giocare in quel modo. Semplicemente, non lo fa con continuità. Perché?

Perché Allegri? 

È una questione mentale? È una mancanza di leadership in campo? È una preparazione sbagliata dell’allenatore? È un’identità tattica che prevede di inseguire l’inerzia degli eventi piuttosto che determinarla? Qualunque sia la risposta, e possono essere molteplici, il risultato non cambia. Il Milan non riesce a entrare subito in partita, a mostrarsi vivo.

Perché se l’unica versione davvero aggressiva resta quella vista nel derby, allora il problema non è tecnico. È un limite, o una scelta, che continua a ripetersi. E che, finché non verrà risolto, continuerà a pesare più di qualsiasi errore individuale (Tomori oggi). Un problema che va risolto al più presto, perché trascinarsi per tre partite rischia di compromettere il grande obiettivo finale. E questo è compito di Massimiliano Allegri.

Milan: Massimiliano Allegri (Photo Credit: Marco Canoniero / Shutterstock via IPA Agency)
Milan: Massimiliano Allegri (Photo Credit: Marco Canoniero / Shutterstock via IPA Agency)
Daniele Minini
Daniele Minini
Giornalista pubblicista, appassionato di sport. 25 anni. Ho studiato lingue, sono laureato in Scienze della Comunicazione e frequento un Master in Giornalismo. Multitasking e sempre pronto a imparare.

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