Il Milan di Massimiliano Allegri è la squadra che ha effettuato meno cambi in Serie A: 110 su 140 possibili nelle prime 28 giornate. Un dato, analizzato nel dettaglio da la Gazzetta dello Sport, che racconta molto della stagione rossonera, ma che va letto anche alla luce delle circostanze.
Gli infortuni che hanno colpito Milanello – soprattutto tra ottobre e novembre – hanno spesso accorciato la rosa. In media Allegri ha avuto 9 giocatori in panchina su 15 disponibili, ma due erano sempre portieri: di fatto, quindi, solo sette uomini di movimento realmente utilizzabili. In diverse occasioni, tra le alternative, sono comparsi anche giovani della Primavera o di Milan Futuro. Questo spiega in parte perché l’allenatore rossonero abbia cambiato meno rispetto ad altre squadre.
Allegri, inoltre, tende a fidarsi dei suoi titolari e raramente interviene prima dell’ora di gioco, preferendo affidarsi ai migliori finché possibile. L’ultimo subentrato davvero decisivo è stato Fullkrug, autore del gol vittoria contro il Lecce a metà gennaio. In altri casi, invece, i cambi sono arrivati molto tardi: nel derby, ad esempio, Nkunku è entrato soltanto a cinque minuti dalla fine.
I numeri delle sostituzioni
Se si guarda all’Europa, invece, il Milan non è comunque un caso isolato. Il PSG è l’unica grande squadra dei top cinque campionati ad aver fatto meno sostituzioni dei rossoneri (104), mentre club come Manchester City, Liverpool, Bayern Monaco o Real Madrid restano comunque su numeri simili, ma più alti.
Il dato, quindi, dipende da molti fattori: gestione della rosa, infortuni e fiducia nelle seconde linee. Una cosa però sembra evidente: oggi al Milan manca un vero “spacca-partite” da lanciare dalla panchina, figura che in passato Allegri aveva spesso utilizzato nelle sue squadre.
La prossima stagione, con il ritorno in Champions League sempre più probabile, potrebbe cambiare lo scenario. Con una rosa più profonda e competitiva, allora si potrà capire se anche la gestione dei cambi avrà modo di essere diversa.



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