Una partenza da dimenticare, un finale da ricordare. Questo è il riassunto del febbraio vissuto dal Milan, iniziato con un derby (perso 1-0) giocato con un atteggiamento di squadra discutibile e terminato con una partita eccellente (vinta 2-0) disputata contro l’Atalanta.
In 21 giorni Stefano Pioli ha scosso il suo Milan e lo ha fatto tornare grande anche e soprattutto nel gioco. La mossa? Niente 4-2-3-1 e passaggio alla difesa a 3. Inizialmente un 3-5-2 compatto ma rinunciatario, poi un 3-4-3 (o 3-4-1-2, 3-4-2-1) propositivo ma sempre solido.
La Gazzetta dello Sport odierna analizza il cambiamento rossonero nel corso di un mese che ha portato 4 vittorie e una sola sconfitta, con 5 gol fatti e uno subito. Il 5 febbraio contro l’Inter, la squadra si fermò a 328 passaggi, 6 giocate nell’area avversaria, 2 occasioni da gol. Il 26 febbraio contro l’Atalanta, la squadra ha raggiunto 485 passaggi, 19 giocate nell’area avversaria, 12 occasioni create. Pressione costante, condizione fisica ed entusiasmo ritrovato, oltre che a delle scelte azzeccate: una su tutte quella di Malick Thiaw.
Il difensore tedesco ha cancellato Kulusevski prima e Hojlund poi, dimostrandosi pronto ad essere titolare in un club di questo tipo. Oltre a lui, Messias si sta riscoprendo esterno a tutta fascia (non da buttare le prestazioni di Saelemaekers) e Theo Hernandez è tornato quello vero in ogni zona del campo. E ora che l’infermeria si è svuotata, Pioli può anche pensare alle rotazioni in vista del ritorno degli ottavi di finale di Champions League, snodo cruciale della stagione.


