Una batosta che non fa male: il Milan casca in piedi, ma ritorni presto ad essere operaio

Nel posto giusto e al momento giusto. Una sconfitta netta, pesante, per certi versi imbarazzante, ma che nonostante il tabellino impietoso non fa male. Già, perché per quanto spedisca il Milan al secondo posto del girone H di Europa League – proprio alle spalle del Lille, a quota 7 punti (1 in più dei rossoneri), il passaggio ai sedicesimi, ma anche il primato, rimangono ancora tranquillamente alla portata. E se consideriamo che l’obiettivo resta sempre questa benedetta qualificazione in Champions, importante è stato non interrompere il trend positivo in campionato. E non aver fatto lì un tonfo clamoroso: il contraccolpo sarebbe stato sicuramente più pericoloso.

Milan: Gianluigi Donnarumma - Milanpress, robe dell'altro diavolo
Milan: Gianluigi Donnarumma – Milanpress, robe dell’altro diavolo

Giusto guardare avanti, ma doveroso anche voltarsi un attimo e capire i motivi di questa caduta. È vero che il mister parmigiano ha concesso una massiccia rotazione, tenendo fuori gente come Calabria (in questo momento il più in forma tra i terzini), Bennacer, Calhanoglu e Leao. È vero che il Lille è una squadra forte, che gioca bene e che non ha ancora perso una partita in questa stagione (e non a caso si trova a -2 dal PSG capolista in Francia). Ma queste due motivazioni non bastano a creare un alibi. Il Milan si è dimostrato ingiustificatamente borghese, quasi spavaldo, dimenticando i concetti attraverso i quali si trova dove si trova.

Dalot e Theo Hernandez – insieme a Romagnoli e Donnarumma, autori entrambi di infortuni piuttosto ingenui ed evidenti – i più discussi della serata. Ma più che colpa dei singoli difensori, la responsabilità è da attribuire a tutta la fase difensiva di un Diavolo lontano parente rispetto a quello “operaio” a cui ci eravamo abituati. Le parole d’ordine di Pioli – ribadite anche mercoledì in conferenza – sono sempre sempre state “equilibrio” e “sacrificio”. Proprio quell’equilibrio e quel sacrificio ieri sera non pervenuti sul terreno di San Siro. E guarda un po’, questa prestazione si è palesata proprio nella settimana caratterizzata dal claim – sbandierato su tutti i social network e canali ufficiali rossoneri e avvalorato dalle dichiarazioni pre-partita di Paolo Maldini“Never say never”, di libera interpretazione ma che ha dato adito a non pochi tifosi di sperare in quel fantomatico scudetto.

Milan: Stefano Pioli - Milanpress, robe dell'altro diavolo
Milan: Stefano Pioli – Milanpress, robe dell’altro diavolo

Basta illusioni, piedi per terra. Anche perché domenica sempre al Meazza arriva la “Banda Juric”, forse il peggior avversario che potesse capitare dopo una sconfitta del genere, senza reti all’attivo. Il Verona – che ha messo in crisi già Roma e Juventus – è una squadra rognosa, compatta, organizzata, che difficilmente concede spazi. Pronta soprattutto a far male nell’unica occasione concessa. Per rialzare la testa – oltre al solito Ibrahimovic e dei sopracitati ieri rimasti in panca nel primo tempo – il Milan ha bisogno dell’umiltà e della consapevolezza avute fino a qualche giorno fa.

Meglio ieri che domenica, sì. Ma che i rossoneri tornino presto ad essere operai, riverenti e cinici per non sciupare quanto di buono fatto fin qui.

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