Notte prima degli esami. Un grande classico che viene rispolverato ogni anno al momento di fare i conti con quella che pare essere la paura di tutti. Una notte lunga, quella prima dell’esame più importante, lo sarà anche per il Milan. Preoccupazione, ansia, ma anche tanta determinazione per concludere bene un percorso, un’annata che non è stata del tutto positiva. La finale di Coppa Italia sarà tutto questo. Il campionato non è andato bene, la Champions non ne parliamo, quello che è rimasto è proprio la Coppa Italia che – dopo la Supercoppa conquistata a gennaio – potrebbe significare secondo trofeo stagionale per i rossoneri.
Due trofei in una stagione mancano dai tempi d’oro, da quella stagione 2007-08 che vide la conquista della Supercoppa Europea e del Mondiale per Club. All’indomani di quella Champions alzata sotto il cielo di Atene. Altri tempi, altro Milan, altre ambizioni. Parlandone oggi non sembra neppure più la stessa squadra. Ed infatti non lo è.
Oggi quello che resta in chiave Champions è rimanere aggrappati ad un miracolo per sperare nella qualificazione alla prossima. Oppure, per conquistare l’Europa – ma non la principale -, passare proprio dalla via della Coppa Italia che nel frattempo in bacheca manca da più di 20 anni. Un’Europa che il Milan ha perso dopo anni in cui aveva trovato una sua stabilità e adesso pare aver mandato tutto all’aria. Un vero peccato.
Sarà difficilissimo, anzi quasi impossibile, per il Milan però nel finale di stagione si possono aprire degli spiragli per cui servirà maturità, compattezza ed anche una buona dose di fortuna. Una maturità da ricercare proprio in questa finale. Una compattezza che il Milan sta trovando nell’ultimo periodo. E una dose di fortuna che… vabbè in un modo o nell’altro si può trovare.
Il secondo round contro un Bologna che è sopra in classifica e che vuole coronare due anni magici con un trofeo. Un Bologna che in queste due stagioni ha un po’ incarnato gli antipodi di un Milan disorganizzato e confusionario con una visione attenta e lungimirante in vista del futuro. E i risultati non hanno tardato ad arrivare. Un Bologna che con Thiago Motta prima e Italiano poi ha trovato una quadra e poi quella continuità che nessuno si aspettava nelle zone alte della classifica.
Il Milan invece con una colata a picco ha confermato tutte le proprie fragilità e piano piano sta cercando di ricostruire. Da una rivoluzione societaria che adesso non pare più la priorità fino alla compattezza ritrovata con Conceicao in panchina ed il gruppo concentrato nell’intento di fare bene. Con quella maturità di cui parlavamo prima che adesso dovrà essere dimostrata una volta per tutte e strappata magari anche con un bel voto, se non il massimo. Chi lo sa.
Il countdown è partito, alla finale manca sempre meno. E quello che poteva sembrare un traguardo non raggiungibile o magari qualche tempo fa nemmeno una questione prioritaria, adesso è diventato di vitale importanza. Almeno per provare a dimostrare qualcosa e non rimanere in un preoccupante stadio di staticità che non fa bene a nessuno.
Gli esami, dunque, sono vicini, ma il Milan oggi è troppo lontano dall’essere Milan. Con una coppa in più domani, potrebbe riuscire a tornarci?


