Rafael Leao resta il giocatore più chiacchierato all’interno dell’ambiente Milan e all’esterno. Tutto quello che fa tende ad esser messo sotto la lente d’ingrandimento, sia che si tratti di aspetti legati al campo, sia quelli off the pitch.
È un bersaglio facile, soprattutto a livello mediatico. Estimatori giornalisticamente parlando ne ha pochi, hater sportivamente parlando invece ne ha parecchi. Quando sorride, sorride troppo, quando cerca di caricare la squadra con parole toste, viene definito poco credibile.
Eppure, nonostante questi antagonismi, all’interno della squadra Leao è un compagno stimato. È un ragazzo chiaramente sensibile ed empatico. Spesso quest’anno dopo un suo gol, ha esultato dapprima con chi nella partita ha avuto qualche difficoltà, lo sanno bene Fofana e Maignan (contro Genoa e Como).
Una stagione diversa dalle altre
È una stagione per lui particolare. Gioca da punta e non da esterno. Gioca soprattutto con un problema fisico che si porta dietro dall’estate, quando il polpaccio l’ha fermato quasi 2 mesi, condizionando la sua preparazione atletica. È tornato ma l’ha fatto spesso a mezzo servizio, con una pubalgia latente che non lo lascia stare. Pochi cambi di direzione, pochi cambi di ritmo, poche progressioni.
Ha lavorato per essere comunque d’aiuto. Pochi tiri, tanti gol in proporzione. Ma da lui ci si aspetta sempre di più, probabilmente anche a ragione. È più dentro le partite di quanto non si dica e questo lo si nota meglio se lo si vede dal vivo. Ha imparato tanti movimenti senza palla, ha sviluppato la capacità di buttarsi nello spazio tra i centrali avversari ma palloni li ne arrivano pochi. Quelli che arrivano son di Fofana, che è l’insospettabile imbucatore assistman.
Tante, troppe volte non viene servito. Si parla tanto che lo si veda poco nelle gare. Si parla meno di quanti palloni chiama ma non riceve. Il match dell’Olimpico è l’emblema: due tagli alle spalle di Marusic fatti coi tempi giusti, due volte ignorato. Son pochi comunque? Probabile, ma ieri tutti hanno prodotto col contagocce.
Leao e la scenata: cosa c’è dietro?
La scenata alla sostituzione? Non una bella immagine, è chiaro. Non porta nulla di buono, ma oltre alle smorfie, al capriccio, alla coccola di Maignan, all’abbraccio di Allegri, c’è un giocatore che voleva restare in campo per tirar fuori qualcosa da una gara paludosa.
Non il modo miglior per far vedere come e quanto ci tiene. No. Però entrando nel merito, andando oltre i gesti, c’è un ragazzo che forse non tutti comprendono, ma che al Milan ci tiene molto più di quanto tanti ritengano. Purtroppo spesso come fa, sbaglia. Molto spesso quando non fa, sbaglia.
La speranza è che in questo finale d’annata possa dare ancora qualcosa. Magari ritrovare l’amore dei tifosi che per primi tuttavia non lo sostengono con affetto incondizionato. San Siro non perdona nessuno e tante volte rumoreggia. Eppure, calciatori come lui, coi suoi numeri per gol e assist ce ne sono davvero pochi pochi pochi in Serie A. Un caso non è.



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