Lord Norman Foster ha rilasciato un’intervista ai microfoni della Gazzetta dello Sport dopo la presentazione del progetto ufficiali del Generali Stadium, il nuovo impianto di Milan e Inter che sarà pronto per la stagione 2031/32. Ecco le parole di uno dei due architetti che ha pensato allo stadio (l’altro è David Manica).
«Stadio emblematico della mia carriera»
«Questa struttura ha il pregio di essere efficiente, visivamente soddisfacente. Il porticato ha grandi aperture, rientra nella tradizione dei portici e credo che nel subconscio sia stata ispirato da alcune opere di Pier Luigi Nervi. Funziona come supporto ai corridoi e al tetto, dà carattere e identità. Questo rende lo stadio diverso dagli altri. Credo sia uno stadio emblematico della mia carriera. Non sono mai stato a San Siro, e mi dispiace. Ma magari riuscirò a farlo in futuro».
Perché non un richiamo a San Siro? La spiegazione di Lord Norman Foster
«Invece di cercare di incorporare nel nuovo stadio qualche elemento della memoria del vecchio, vorrei che potessimo dimostrare la possibilità di conservarne una parte molto più consistente, nell’ambito del progetto di riqualificazione dell’intera area. Vorrei esplorare molto più a fondo le possibilità di conservazione dello stadio, ma questo fa parte del lavoro che ci aspetta. Credo che gli elementi caratterizzanti saranno la raffinatezza e il modello di struttura che sostiene l’intero edificio. L’espressione di questa struttura è l’architettura stessa: è una caratteristica di molti edifici storici ed è anche un tratto distintivo di tanti tipi di costruzioni a cui ho lavorato con i miei colleghi. Credo quindi che questa idea, secondo cui la struttura è architettura e l’architettura è struttura, rappresenti il legame tra il presente e il futuro».
Due aggettivi per descrivere il Generali Stadium: «Monumentale e milanese».
Sul settore dove acquisterebbe un abbonamento al Generali Stadium: «Credo che vorrei avere due possibilità: vedere una partita in una curva e una partita nell’altra curva. Inizialmente, a dire il vero, avevo pensato che sarebbe stato bello essere vicino all’azione, a bordo campo, ma in quel caso non avrei potuto vedere tutta la partita. Così ho pensato che sarebbe stato meglio stare al centro, dall’alto, per osservare l’intero campo. Poi mi sono detto ‘no, vorrei stare in mezzo ai tifosi, sentire l’intensità di quella straordinaria partecipazione emotiva’».
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