Cardinale: «Ibrahimovic mi ha chiesto una cosa che mi è ronzata in testa tutta la stagione. Per questo motivo…»

Gerry Cardinale è stato ospite insieme a Zlatan Ibrahimovic del panel “Leggende e leva finanziaria: come il potere delle star si trasforma in potere di bilancio” del WSJ Sports Event, organizzato dal Wall Street Journal a New York il 15 e 16 luglio scorso. L’intervento del numero uno di RedBird risale a giovedì 16 luglio ed è durato una mezz’ora, moderato dal collega Joshua Robinson.

Cardinale: «Ibra»

L’aneddoto del messaggio ad Amorim: «Dopo la vittoria dell’Argentina contro l’Inghilterra ho scritto un messaggio ad Amorim: ‘Per quanto successo negli ultimi 10 minuti, possiamo allenare i nostri giocatori in modo che riescano a fare quello che ha fatto Messi con il cross?’. E lui mi ha risposto: ‘Stai sbagliando, i nostri giocatori già possono farlo. Dobbiamo insegnargli la mentalità di non avere paura di provarci’. Credo che sia stato molto formativo».

Sull’Hydration Break in Italia: «Puoi introdurlo solo quando ti trovi dalla parte della ragione, ma non puoi essere da quella parte se non stai vincendo. Quindi tutto torna alla base. Tu devi vincere e devi farlo con costanza. Ed è questo che ho pensato per noi con i cambi che abbiamo fatto dopo l’ultima stagione: rivedere la nostra organizzazione dal punto di vista calcistico perché non c’è nient’altro che interessa».

La domanda di Ibrahimovic e i quattro anni al Milan: «Noi lasciamo che a parlare siano i fatti. Zlatan è stato qui negli ultimi 40 giorni. Dalla fine della stagione abbiamo condensato un lavoro di sei mesi e abbiamo fatto un’incredibile quantità di cambi. Stiamo cercando di resettare la cultura. Quest’anno Zlatan mi ha fatto una domanda che mi è ronzata in testa tutta la stagione: ‘Cosa rappresentiamo?’».

Cardinale prosegue: «Quando abbiamo comprato il Milan quattro anni fa, avevano appena vinto il campionato. Dopo Berlusconi, il club non andava tanto bene ed era stato ceduto ai cinesi che però sono andati in bancarotta. Il Fondo Elliott è entrato e io ho comprato il club da loro. Quando consideri tutto questo, puoi solo accodarti alla visione di qualcun altro. E io alla domanda di Zlatan non sapevo cosa rispondere, perché noi non rappresentiamo niente. Ho fatto un commento quando abbiamo annunciato Amorim, e non era diretto a nessuno, in cui ho detto che quello che volevamo fare fosse giocare per vincere e non per non perdere. Quello che è successo con l’Inghilterra contro l’Argentina è che dopo essere andati in vantaggio si sono messi 5-3-2, hanno giocato per non perdere. Se credi che lo sport è una metafora della vita, questo è un fallimento. Per questo abbiamo fatto questi cambi».

Sul calcio italiano: «Abbiamo 650 milioni di tifosi nel mondo e siamo la seconda squadra con più Champions League della storia. La ragione per la quale ci troviamo nella posizione in cui siamo adesso è la stessa per cui Disney e gli studios di Hollywood si sono svegliati un giorno e hanno scoperto che Netflix gli stava rubando la merenda. Quando sei al vertice e tutto ti sembra sicuro, devi avere un campanello d’allarme che ti porti sempre a ristrutturare le fondamenta e innovare. Hollywood non lo ha fatto e neanche la Serie A, ora la Premier è Netflix. E questo è un problema perché la Premier prende 4 miliardi ogni anno di ricavi dai diritti tv, mentre la Serie A ne prende uno. Il campionato francese non è riuscito a chiudere nemmeno un accordo. Lo sport è composto dalla coesistenza dei grandi e piccoli mercati, con i grandi che hanno la responsabilità di aiutare quelli piccoli economicamente. Perché questo è lo sport. La federazione italiana ha fatto dei bei cambiamenti, hanno preso Paolo Maldini come direttore tecnico che è fantastico e costruiranno a partire da questo (intervento del 16 luglio, ndr)”.

Sul ruolo di Ibrahimovic

«Zlatan lavora per RedBird e non per il Milan. Questa è stata una delle cose più difficili da far capire alle persone in Europa. È un talento e sono poche le persone che riescono a essere grandi campioni in campo e fare il passaggio nel mio mondo. Quando succede e le vedo, le prendo. Quando ho incontrato Zlatan, la cosa che mi ha incuriosito per via della mancanza una leadership e di una cultura nella nostra squadra. Avere qualcuno nello spogliatoio che sa come vincere fa la differenza e nel primo dialogo avuto con lui, gli ho detto che volevo capire insieme come portarlo dall’essere lo Zlatan visto sul campo a uno trasformato nel business. Lui mi ha risposto: ‘Gerry, ciò che devi sapere su di me è che Zlatan sarà Zlatan. Non controllarmi’. Ho pensato fosse grandioso».

Cardinale conclude: «L’idea iniziale era che venisse a lavorare in RedBird, non al Milan. Con i cambi che ci sono stati, la reazione è stata quella di trascinarlo a diventare l’uomo chiave delle decisioni al Milan, ma quello che fa non riguarda solo questo. Lui consiglia anche la proprietà sulle questioni di calcio. La grande qualità di Zlatan è che ha questa integrità e conosce il suo DNA, è un imprenditore. Non glielo devo insegnare. Quello di cui ho bisogno è che mi aiuti a vedere dietro gli angoli, a navigare e muovermi in questo pericoloso ecosistema calcistico».

Milan: Zlatan Ibrahimovic e Gerry Cardinale (Photo Credit: Getty Images via AC Milan)
Milan: Zlatan Ibrahimovic e Gerry Cardinale (Photo Credit: Getty Images via AC Milan)
Daniele Minini
Daniele Minini
Giornalista pubblicista, appassionato di sport. 25 anni. Ho studiato lingue, sono laureato in Scienze della Comunicazione e frequento un Master in Giornalismo. Multitasking e sempre pronto a imparare.

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