A San Siro riaffiorano ricordi che i milanisti conoscono fin troppo bene. Dalle notti segnate da Pablo Osvaldo a quelle firmate Radja Nainggolan, il timore è sempre lo stesso: compromettere tutto proprio sul più bello. E oggi quella paura è tornata concreta, perché il finale di stagione inizia a somigliare pericolosamente a copioni già visti.
Dopo il derby di marzo, la rimonta sembrava davvero possibile e l’ambiente aveva iniziato a crederci. Invece il Milan si è progressivamente smarrito: tre sconfitte nelle ultime quattro partite raccontano di una squadra che ha perso ritmo e sicurezza, soprattutto contro avversari sulla carta inferiori.
Il gruppo di Massimiliano Allegri resta ancora davanti alle rivali, ma il margine si è assottigliato e, soprattutto, la sensazione è che le inseguitrici abbiano oggi più continuità.
Tra calendario e limiti: il vero problema è il Milan stesso
Come sottolinea la Gazzetta dello Sport sul proprio sito ufficiale, il calendario non rappresenta un ostacolo insormontabile, anzi. Il punto è che questo Milan non offre garanzie: è stato capace di battere due volte l’Inter, ma ha lasciato punti pesanti contro squadre decisamente alla portata. Un andamento altalenante che rende difficile fare previsioni e che alimenta ulteriormente l’incertezza attorno al finale di stagione.
Il dato più preoccupante riguarda l’attacco, completamente inceppato nei momenti decisivi: nelle sconfitte recenti non è arrivato nemmeno un gol. Un segnale evidente di una squadra che ha perso brillantezza e fiducia negli ultimi metri, nonostante il potenziale a disposizione. Allo stesso tempo, anche la fase difensiva è tornata a concedere troppo, esponendo il gruppo a errori e cali di attenzione che si pagano a caro prezzo.
Il Milan resta comunque padrone del proprio destino e, classifica alla mano, ancora leggermente favorito nella corsa Champions. Ma continuare a ignorare questi segnali sarebbe rischioso: senza una reazione immediata, i fantasmi del passato non resteranno solo un ricordo.



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