Raccogliere un’eredità pesante, soprattutto per il nome, come quella di Theo Hernandez non è facile. Non lo è per le aspettative di tifosi e addetti ai lavori, perché talvolta chiudono gli occhi e vedono solo la galoppata del francese contro l’Atalanta, dimenticando degli ultimi due anni e mezzo. Non lo è per quello che i compagni si aspettano da te, abituati a galoppate sulla fascia e ad una strapotenza fisica.
Non è facile essere Pervis Estupinan oggi, potrà esserlo di più tra qualche mese. C’è bisogno di tempo per vedere la miglior versione dell’ecuadoriano, impegnato in questi giorni oltreoceano con la sua nazionale. Non è solo questione di aspettative, ma anche di caratteristiche e soprattutto di richieste da parte del nuovo allenatore.
Solito a giocare in una squadra propositiva visti gli allenatori avuti al Brighton, il classe ’98 deve ambientarsi in un nuovo Paese, un nuovo campionato e un nuovo tecnico che approccia le gare diversamente. Gli viene chiesto sì di spingere, ma prima di tutto di stare attento in fase difensiva: è da lì che si costruiscono le grandi stagioni per Allegri.
Atterrato a Hong Kong praticamente sul terreno di gioco, in quanto subito in campo contro il Liverpool, Estupinan non ha convinto appieno nei suoi primi minuti rossoneri. La variabile fisica è certamente da prendere in considerazione, così come il feeling da trovare con i nuovi compagni e nello specifico con Strahinja Pavlovic.
Un ruolo chiave nella sua stagione lo giocherà il serbo che nelle prime uscite non lo ha aiutato almeno nella gestione della fase di possesso, spesso mettendolo in difficoltà con palloni serviti in maniera approssimativa. Trovata una stabilità nel rapporto con il vicino di reparto, il sudamericano avrà superato un altro ostacolo e potrà sentirsi più libero. Libero di essere sé stesso e di essere quel giocatore che Roberto De Zerbi ammirava al Brighton: un terzino sinistro di primo livello, tutto ciò che cercava il Milan in estate.


