C’è qualcosa che non torna nel mercato del Milan. Non tanto perché ci siano giocatori da vendere, questo era abbastanza evidente, ma perché a nove giorni dall’esordio in campionato contro il Torino il club si ritrova ancora a dover fare una vera e propria rivoluzione della rosa. E il tempo, questa volta, è davvero poco.
Da settimane circolano nomi di giocatori destinati all’uscita: Fofana, Tomori, Nkunku, Terracciano, Gimenez, Odogu, Estupinan. Poi Ricci, che potrebbe partire davanti all’offerta giusta, e infine Leao, diventato ormai un tema destinato ad accompagnare il Milan fino alle ultime ore di mercato. Un elenco lunghissimo, che racconta bene quanto lavoro ci sia ancora da fare.
Il problema è che, realisticamente, non è semplice piazzare così tanti giocatori in appena due settimane. E mentre si parla delle uscite, la domanda più importante resta un’altra: con chi giocherà il Milan?
La rosa non è pronta, il campionato invece sì
Ruben Amorim ha iniziato a dare un’identità alla squadra, ma il suo Milan è ancora lontano dall’essere completo. E non stiamo parlando soltanto di una rosa pensata per affrontare tre competizioni. In questo momento, forse, non è nemmeno una squadra costruita per affrontarne una sola con tutte le garanzie necessarie.
Il nuovo allenatore ha bisogno di rinforzi, di alternative e soprattutto di giocatori funzionali al suo 3-4-2-1. Alcuni reparti devono ancora essere completati, mentre altri rischiano di essere rivoluzionati proprio a ridosso dell’inizio della stagione.
E qui nasce il cortocircuito. Il Milan deve vendere per poter comprare, ma deve anche comprare per completare una squadra che tra nove giorni sarà già chiamata a scendere in campo in una partita ufficiale.

Due settimane per fare quello che non è stato fatto in estate
Il calendario non aspetta. Il 23 agosto ci sarà Torino–Milan e da quel momento inizierà una stagione che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe riportare il club ai vertici dopo il fallimento dell’ultima annata.
Eppure siamo ancora qui, a metà agosto, a parlare di chi potrebbe partire, di chi aspetta un’offerta e di chi potrebbe essere sacrificato davanti alla proposta giusta. È difficile pensare che tutte queste situazioni possano trovare una soluzione in tempi così brevi senza provocare inevitabili conseguenze sulla costruzione della rosa.
Non è un problema vendere Fofana. Non è un problema cedere Tomori. Non è un problema valutare il futuro di Gimenez o Nkunku. Il problema nasce quando tutte queste situazioni si concentrano contemporaneamente, mentre il mercato in entrata resta inevitabilmente condizionato dalle uscite.
E allora il rischio è quello di arrivare ancora una volta all’ultimo giorno con un Milan diverso da quello immaginato qualche mese prima, con operazioni concluse in fretta e una squadra che dovrà conoscersi mentre il campionato è già iniziato.
Siamo punto e a capo, insomma. Un’estate iniziata con grandi investimenti e grandi ambizioni rischia di trasformarsi nell’ennesima corsa contro il tempo. La rivoluzione è necessaria, ma andava programmata per tempo. Ora bisogna farla in due settimane.
E soprattutto, bisogna ricordarsi di una cosa: il 23 agosto non è una scadenza di mercato. È una partita. E il Milan dovrà essere pronto.



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