Giorgio Perinetti ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Tuttosport nella quale ha parlato della scelta del nuovo direttore sportivo del Milan. Da Paratici a D’Amico, passando per Tare: ecco le parole dell’ex direttore sportivo di Napoli e Roma, tra le altre.
Su Paratici: “Fabio ha una natura molto tecnica. Negli anni ha sviluppato poi altre situazioni, partecipando attivamente nelle trattative economiche che prima erano curate più da Marotta, anche perché lui nasce come talent-scout. Alla Juve spettava a Paratici individuare i giocatori, era l’uomo delle scelte. Pregi? Direi la visione globale del mercato: segue tutti i campionati a 360 gradi. Paratici ha una grande conoscenza del mercato e presta profonda attenzione anche alle categorie minori. È sempre sul pezzo. Sa mediare tra il gruppo dei giocatori e l’allenatore. Lo vedo più diplomatico di Tare“.
Su Tare: “Igli è autoritario nella gestione della squadra. È un dirigente molto presente e con un forte impatto nello spogliatoio. È uno che si fa rispettare da giocatori e allenatori. In un club come il Milan che ha avuto diversi scossoni e sembra necessiti di disciplina potrebbe avere il carattere giusto per sistemare le cose. Pur non avendo uno scouting espanso ha contatti in tutto il mondo. Tare si fida di poche persone e lavora in prima persona sulle segnalazioni dei giocatori che riceve. Gli riconosco grande acume nel saper scovare calciatori a prezzi accessibili“.
Su D’Amico: “Lo conosco meno; perché non abbiamo mai avuto occasione di confrontarci in delle trattative, ma lo stimo. D’Amico è un dirigente discreto e poco appariscente. Ha fatto una lunga gavetta ed è stato premiato dal lavoro fatto. Vanta relazioni importanti sul mercato come quella con Busardò, che è uno dei suoi sponsor ed è tra gli intermediari più influenti in circolazione. Questa cosa rappresenta una vantaggio a livello internazionale. Lo definirei misurato e pacato nella gestione dei giocatori“.
Perinetti conclude: “Sono ottimi profili, ma bisogna capire cosa vuole il Milan e cosa ci si aspetta dalla figura del ds. Mi spiego meglio: vogliono uno che guida la squadra e partecipa alle dinamiche dello spogliatoio o cercano solo chi si occupa delle trattative? Paratici ha un profilo più internazionale dopo gli anni tra Tottenham e Juve e sa costruire squadre vincenti come accaduto a Torino. D’Amico è molto bravo, ma ha lavorato sempre bene in provincia: c’è da capire come gestirebbe le pressioni di Milano. Un conto poi è prendere giocatori da Atalanta, un conto al Milan anche se Tony ha rapporti molto importanti per gestire operazioni di alto livello e arrivare a grandi calciatori. Lo vedo come un’evoluzione più rodata di Moncada, anche se non saprei come potrebbe interfacciarsi con Ibrahimovic. Tare alla Lazio era abituato a lavorare in prima persona, gestendo direttamente squadra e mercato con tutte le pressioni del caso. Caratterialmente sarebbe simile a Zlatan, anche se leggo di un ottimo rapporto tra i due“.


