“Non potete capire le pressioni di allenare il Milan! Avrei dovuto prendermi una pausa“. Queste le parole pronunciate a l’Equipe da Paulo Fonseca, attualmente allenatore del Lione, ma fino a dicembre sulla panchina del Milan.
Difficilmente si possono nascondere “sotto il tappeto” i limiti e gli errori dell’allenatore portoghese (il primo) nei suoi 6 mesi rossoneri, ma è chiaro – anzi limpido – che le colpe non siano tutte sue. Fonseca ci ha provato, il suo sforzo era leggibilissimo dalla sua faccia stanca e corrugata che da novembre in poi si presentava davanti alle telecamere, inconsciamente consapevole di non poter trovare la formula magica per far diventare la sua una vera e propria squadra.
La società è sempre stata assente nei suoi confronti, dimostrando che la scelta fatta su di lui a giugno non era frutto di tutta quella sicurezza che avevano poi venduto ai propri tifosi imbestialiti. Ci si aspettava (giustamente) che in ogni difficoltà il nuovo tecnico rossonero sarebbe stato protetto da una società forte e sicura del suo operato, ma così non è stato.
Mediaticamente è stato assalito sin da subito, facendo nascere pressioni anche ingiustificate ancora prima dell’inizio della stagione. Per non parlare poi di quanto accaduto durante l’esonero, che per quanto giusto potesse essere (forse addirittura sarebbe dovuto arrivare molto prima), non poteva arrivare in quel modo. Per chi non ricordasse, Fonseca fu mandato a parlare ai microfoni nel post partita con la Roma, quando la società aveva già deciso di sostituirlo con Conceicao. Confusione totale e figuraccia indifendibile.
Ma la lezione ancora non è stata evidentemente imparata, perché Sergio Conceicao ha dovuto poi difendere la propria faccia da solo – durante le interviste e nelle conferenze stampa – dai continui attacchi dei giornali sul suo conto. La prova è il continuo fiume di nomi che tutt’ora circola sul prossimo allenatore del Milan, quando in panchina Conceicao si vorrebbe giocare quantomeno le sue ultime carte.
E ora, con il – prevedibile – terzo cambio in panchina nel giro di un anno, si vogliono commettere gli stessi errori ancora una volta? Se c’è qualcosa che i vertici dirigenziali attuali hanno dimostrato è senz’altro la recidività, perché questa volta dovrebbe essere diverso?

Sul tavolo ci sono i nomi di Allegri e Conte (i “famosi” manager screditati da Ibra lo scorso anno), ma anche di De Zerbi, Italiano o Fabregas, allenatori non proprio abituati a piazze così grandi, che andrebbero protetti e fatti crescere con calma. Con calma non vuol dire necessariamente concedere un altro anno fallimentare, con calma può voler dire anche uno o due mesi di ambientamento senza dover essere giudicato al patibolo ogni fine settimana.
Un pò come è stato provato a fare alla Juventus con Thiago Motta, perdendo poi completamente le redini della situazione. Certo, anche l’ormai ex allenatore bianconero con alcune sue dichiarazioni non aveva aiutato ad alleggerire alcune situazioni, ma anche in questo caso la società sembra essersi quasi rifiutata di difendere la propria scelta dell’anno prima, e così non si fa altro che perdere la fiducia dall’esterno.
Fonseca ha vissuto queste pressioni senza un filtro, perché sarebbe incredibile pensare che sia arrivato a Milanello pensando di fare una passeggiata di salute. Lui era ben consapevole del significato di allenare un club così glorioso, ma forse non era preparato a doversi difendere e far rispettare da solo.
I tifosi ora si aspettano un cambio radicale, di atteggiamento prima e in campo poi, perché troppe cose non vanno giù. Tra dichiarazioni incoerenti o troppo presuntuose e “guerre di potere” al vertice, nascoste neanche troppo bene, si sta giocando con i sentimenti dei tifosi.
Il Milan è un bene prezioso, ma troppo spesso negli ultimi 15 anni è stato trattato senza rispetto da chi avrebbe dovuto guidarlo, e gli appassionati del rosso e del nero iniziano ad essere stufi di tutto questo.


