Milan, sei di nuovo competitivo o è solo illusione?

Negli ultimi anni si è discusso parecchio sui tanti errori commessi dal Milan a livello dirigenziale da chi, dopo il cambio di proprietà, aveva promesso di riportarlo ad alti livelli. Dopo lo scudetto, a volte ci si dimentica, il Diavolo ha raggiunto una semifinale di Champions League tutt’altro che scontata, perdendo però con gli acerrimi rivali nerazzurri. E forse proprio questo ha sminuito il grande percorso fatto dalla squadra e da Stefano Pioli.

La sconfitta contro l’Inter nel doppio confronto è stata solo l’inizio del baratro da cui il Milan sta finalmente risalendo. Ma quanti inciampi lungo la strada! “La squadra era competitiva già dallo scorso anno, ma appena ci riprendevamo cadevamo subito“, ha ricordato Ibrahimovic in un’intervista alla Gazzetta dello Sport. Parole che riassumono bene le critiche seguite alla scelta di affidare la panchina a Fonseca.

Perché è vero, la squadra era ed è forte, ma non basta… non può bastare. Il Milan aveva bisogno di un allenatore di grande esperienza e che avesse già vinto qualcosa, di una guida vera e propria come Allegri o, un altro nome tante volte accostato alla panchina rossonera, Conte. Gran parte della rosa era costituita da buoni nomi, ma nessuno che spiccasse per possedere una forte personalità. È qui che entra in scena Allegri, l’uomo scelto per restituire equilibrio e carisma.

Milan: Massimiliano Allegri (Photo Credit: Marco Canoniero / Shutterstock via IPA Agency)
Milan: Massimiliano Allegri (Photo Credit: Marco Canoniero / Shutterstock via IPA Agency)

Ammissioni di colpa?

La società ha preso un allenatore che ha dato equilibrio, stabilità, ma soprattutto esperienza“, ha poi continuato Ibrahimovic, confermando quanto ragione la piazza e la critica avesse di contestare parecchie scelte fatte. Che sia questa un’ammissione di colpa nella quale si nasconde RedBird? Può anche darsi, i troppi errori che hanno fatto pensare ad una “volontà” dei piani alti di tornare alla mediocrità del pre Pioli, hanno fatto parecchio riflettere.

Le ammissioni di colpa passano da tre eventi ben precisi: il mercato di gennaio 2025, l’assunzione di Allegri e Tare, il mercato estivo 2025. Nel primo caso è stato completamente smantellato quanto fatto nella caotica finestra estiva del 2024, facendo capire di aver compreso l’errore, ma facendo delle scelte dettate dalla fretta (Joao Felix e Sottil su tutti); nel secondo caso la società ha capito di non poter andare avanti nel buio, e ha scelto due uomini che la Serie A la vivono da sempre; nel terzo, invece, il Milan si è finalmente rivolto a due uomini di esperienza in mezzo al campo: Modric e Rabiot. La differenza ora si sente.

La risalita dal baratro

Adesso si può solo crescere” ha concluso poi lo svedese. Questo è il miglior punto di partenza possibile: da qui non si torna indietro, si va dritti verso la meta prestabilita (il ritorno in Champions), sperando però di poter alzare qualche trofeo in più e poi, chissà, la seconda stella? Alla sesta di campionato è forse un filo troppo presto per poter capire, fatto sta che i due (tre se si conta anche il Bologna) big match affrontati fin qui hanno portato risposte positive e solo 1 gol subito, cosa rara ripensando ai tempi passati.

Che si risalga il baratro, dunque. I tifosi sono tornati a cantare allo stadio e il clima che finalmente si respira a San Siro non è più scontroso, ma caloroso, trasmette voglia di vincere e tornare ad essere felici. Ebbene, che così sia. L’ambiente ha fiducia in questo progetto, i giocatori seguono il proprio allenatore e hanno voglia di vincere e lottare. Non poteva esserci miglior inizio, ma niente è ancora fatto. Costanza ed equilibrio saranno le parole chiave per potersi togliere qualche sassolino dalla scarpa.

Milan: Mike Maignan (Photo Credit: Fabrizio Carabelli / IPA Sport / IPA via IPA Agency)
Milan: Mike Maignan (Photo Credit: Fabrizio Carabelli / IPA Sport / IPA via IPA Agency)

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