Braida: “Al Milan manca qualcosa: per avere una squadra completa ci devono essere…”

L’attuale consigliere strategico della Cremonese Ariedo Braida, storico dirigente rossonero, ha parlato ai microfoni di Sportitalia di diverse tematiche: ecco le sue dichiarazioni.

“Il calcio è la mia più grande passione, è la mia vita e spero di rimanerci dentro fino a quando vivo“.

Sulla scelta dei giocatori: “Tutti noi abbiamo delle qualità. Io dico sempre che quando guardo un giocatore ho la mia sensibilità. Per esempio: ho visto giocare 3 volte Weah e le ha giocate tutte male, ma io avevo la sensazione. Molte volte le scelte sono state fatte perché ho avuto delle intuizioni che si sono rivelate vincenti. Nel Milan ho vissuto quegli anni in maniera incredibile, con un presidente strepitoso, tutto lo era. Berlusconi voleva vincere e convincere: il suo obiettivo era giocare bene a calcio“.

Sui migliori giocatori: “Messi, Zidane, Van Basten, gli olandesi del Milan, Shevchenko: è il secondo capocannoniere della storia del Milan e lo ha fatto in soli 5 anni e mezzo. Ibra ha una grande personalità: gioca a 41 anni. Il calcio c’è l’ha dentro, ma anche adesso che si muove poco, si vede che è un campione. Da piccolo calciava male il pallone: ha avuto l’umiltà di seguire Capello. Sono piccoli dettagli“.

Su Savicevic: “Faceva le magie. In certe occasioni lo vedevo e dicevo: ‘Ma Dejan, tu puoi fare quello che vuoi’. Lui mi rispondeva: ‘Ma si direttore…’. Certe volte quando vedi certi giocatori ti dici: ‘Ma come faccio a rimproverarlo?’“.

E continua con altri aneddoti: “Vieira dice che sono suo padre italiano perché quando è andato via gli ho detto: ‘Tu sei un campione e non mi devi deludere’. È venuto in un momento forse non giusto, lui era giovane. Sono passati da noi molti giocatori, faccio un esempio: quando il Milan era il Milan è passato da noi Pessotto e sembrava che fosse un giocatore normale“.

Su Van Basten: “Marco la prima volta che l’ho visto giocare contro il Tottenham ha fatto tre cose, le cose che servono al calcio: palo, assist e gol“.

Sulla grandezza di un attaccante: “Per essere grande un attaccante dev’essere nel posto giusto al momento giusto: Shevchenko lo era“.

Sulla lotta scudetto e le fatiche del Milan: “Non c’è una sola chiave di lettura. A volte ci sono momenti, la rosa non è completa oppure le positività. L’Inter è una squadra ottima e si vede. Al Milan manca qualcosa, ma è una squadra che può stare in alto. Per avere una squadra completa ci devono essere dei talenti con una determinata personalità. Quando tu vedi giocatori come Seedorf, Kaka o Shevchenko, vedevi una cosa“.

E continua sul Milan: “I leader ci vogliono, sono indispensabili soprattutto nei momenti difficili perché ti mandano le partite in porto“.

Su Donnarumma: “È il portiere più forte al mondo e non l’avrei perso, avrei fatto un sacrificio. Incarnava il Milan, era lì da ragazzo“.

Ariedo Braida - Milanpress, robe dell'altro diavolo
Ariedo Braida – Milanpress, robe dell’altro diavolo
Daniele Minini
Daniele Minini
Giornalista pubblicista, appassionato di sport. 25 anni. Ho studiato lingue, sono laureato in Scienze della Comunicazione e frequento un Master in Giornalismo. Multitasking e sempre pronto a imparare.

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